AMBIENTE

COMUNICATO STAMPA – In pieno inverno, emergenza idrica a San Giorgio del Sannio

COMUNICATO STAMPA - In pieno inverno, emergenza idrica a San Giorgio del Sannio - Agorà News on Line

Riceviamo e pubblichiamo

COMUNICATO STAMPA DEL 02/01/2015
COMITATO CITTADINI PER LA TRASPARENZA E LA DEMOCRAZIA 

Finalmente ce ne siamo accorti! Le bugie di chi ci amministra hanno gambe cortissime…
Di notte e sino alle 8-9 del mattino San Giorgio del Sannio, senza preavvisi e senza che tanto si possa apprendere dal sito istituzionale del Comune o da quello del gestore del servizio idrico,  è praticamente senza un filo di acqua. Siamo a secco !
Con tutta evidenza, l’Alto Calore s.p.a. -puntualissima nella emissione delle bollette per farsi pagare i disservizi all’utenza- sta SOTTACENDO a tutti i suoi utenti di San Giorgio e Calvi guasti alle pompe, senza peraltro attivarsi per rimediare e programmare l’investimento necessario.
Insomma, qualcosa di più grave e diverso dalle continue rotture della rete idrica, obsoleta e fatiscente, che causano dispersioni a cielo aperto di acqua potabile e interventi di riparazione ispirati al massimo lassismo e, naturalmente provvisorie e mai risolutive.
Eppure,  parliamo di servizi pubblici essenziali per la vita, la salubrità e l’igiene. Assordante il silenzio del primo cittadino che a fronte della contestuale emergenza meteorologica di questi giorni e per la quale non ha mosso un dito pulendo strade e cospargendole di sale, trova l’ispirazione per ringraziare i dipendenti della macchina comunale!!!
Intanto, è pesante la stima dei danni già subiti per il disservizio idrico, per via di scaldini scoppiati ed impianti di riscaldamento fuori uso per mancanza d’acqua!
Chi ci pagherà ?
In qualità di coordinatrice e fondatrice del Comitato sangiorgese Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia vorrei stabilire un proficuo contatto con il Comitato H2O.
La situazione è diventata insostenibile sul piano igienico-sanitario oltre che di una vergogna inaudita, da paesi del terzo mondo”!
E’ risibile quanto leggiamo sul sito dell’Alto Calore s.p.a.:”La prospettiva offerta dalla trasformazione in SpA è quella di una ulteriore espansione (?!) nel settore della gestione del servizio idrico integrato(?!) e in altri servizi,(?!) aprendo un ventaglio di opportunità(?!) e sviluppo(?!) e di crescita economica.(?!)”
Nulla di tutto questo abbiamo visto dal 2013 ad oggi!
Decidiamo, dunque,  con la massima partecipazione possibile della cittadinanza il da farsi (i tempi delle denunce a Benevento sono estremamente lunghi!), in primis una causa risarcitoria avverso “la s.p.a. del disservizio idrico” con sospensione del pagamento delle bollette non dovute per un servizio inesistente o a singhiozzo, nonchè una inevitabile manifestazione di protesta per le vie del paese. 
Ancora non è stato chiarito chi e che cosa rappresenti il sindaco di San Giorgio a fronte di simili problematiche e quale sia il ruolo effettivo della esimia dott.ssa Maria Lucia Chiavelli rappresentante comunale nell’ambito del Consiglio di Amministrazione di Alto Calore s.p.a.
Perchè il Comune non revoca l’affidamento del servizio idrico ad Alto Calore s.p.a. e non formula inequivoche diffide e drastica denuncia alla Procura della Repubblica ex art. 331 del c.p., per verificare se sussistano fattispecie di natura penale a carico di Alto Calore s.p.a.?
Insomma perchè sindaco e  giunta se ne stanno inerti e immobili e neppure si fanno carico, nell’interesse della cittadinanza tutta, di valutare lo stato dell’impianto idrico e di quantificare i costi per i non più rinviabili aggiornamenti delle strutture ?
Perchè il presidente della Provincia non convoca con urgenza un’assemblea dei sindaci dell’area di riferimento al fine di affrontare in modo serio, e compatto, i continui disagi che i cittadini della provincia sono costretti a subire per le inadempienze del gestore del servizio?
Cui prodest?
Il sindaco può benissimo e reiteratamente inventarsi di sana pianta denunce per diffamazione al malcelato scopo di tentare di  imbavagliare le voci critiche e “colpirne uno per educarne cento”, ma gli conviene?
Non sarebbe meglio interloquire con la cittadinanza, non per autoelogiarsi ridicolmente e  a sproposito, ma per chiarire le questioni che i cittadini pongono, con la massima trasparenza e, soprattutto, nel rispetto del valore-verità ?
La coordinatrice del Comitato Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia
Rosanna Carpentieri
02/01/2015 commenti (0)

SALENTO: RIPRENDIAMOCI IL NOSTRO PARADISO TERRESTRE

 

Riceviamo e pubblichiamo

Oreste Caroppo e Rosanna Carpentieri: una voce sola dal Salento alla Campania, contro le cementificazioni per la vera tutela di un ambiente paradisiaco.Petizioni-denuncia.

Petizioni-Denuncia al Ministro dell’Ambiente: Salviamo le Pinete! E le essenze arboree autoctone !

Ministro dell'Ambiente: Salviamo le Pinete!

Le pinete sono una parte essenziale degli equilibri ambientali e la loro distruzione costituisce un danno per la collettività che il Ministero dell’Ambiente dovrebbe immediatamente evitare e perseguire, ai sensi del vigente Codice dell’Ambiente.
In Toscana, così come in tutta Italia stiamo assistendo alla loro distruzione, dal taglio dei pini con le scuse più differenti per gassificarli come biomasse, alla folle eliminazione del sottobosco che le riduce da sistema-bosco a nudo gruppo di alberi.
In Maremma sono sotto attacco tutte le pinete litoranee, persino all’interno di Siti Natura 2000, Parco Naturale della Maremma, Riserva umida Diaccia Botrona di importanza internazionale per convenzione Ramsar. Non vengono rispettate le Direttive Habitat e Direttiva Uccelli. Non vengono tutelati i corridoi biologici riconosciuti dalla Regione Toscana dei quali fanno parte tutte le pinete litoranee. Si tagliano pini ultracentenari e centinaia di ettari di sottobosco per i più vari motivisenza nemmeno un piano forestale né una preventiva identificazione e senza valutazioni di impatto ambientale.
Le pinete sono apportatrici di benessere, di salute, di longevità e di prosperità per ogni persona ad ogni età, purché ne venga mantenuta ed esaltata la varietà e biodiversità, riducendo al minimo le intrusioni e modificazioni dell’uomo.
Come parte essenziale del paesaggio le pinete sono un bene comune di tutti, nella proprietà collettiva sovrana del Popolo Italiano e devono e possono essere difese da ogni cittadino su ogni piano.
Stanno scomparendo ettari di pineta e tutto ciò che nelle pinete vive dalle meravigliose orchidee selvatiche alle tartarughe di terra schiacciate ora dai cingolati nei loro rifugi invernali. E’ necessario fermare subito questo scempio delle nostre pinete.
Ci sono state lasciate dagli Etruschi, abbiamo l’obbligo di salvarle e lasciarle intatte per le future generazioni. Contribuisci con la tua firma a Salvare le Pinete!

Firma qui:
https://secure.avaaz.org/it/petition/Ministro_dellAmbiente_Salviamo_le_Pinete/?preview=live

SALENTO: Riprendiamoci il nostro PARADISO TERRESTRE!
Le distese costiere di Lecce e l’Arneo, la vasta Maremma del Salento!


Sostiene a riguardo il grande ingegnere ambientalista Oreste Caroppo:

 

Distese sconfinate quasi ormai di nulla e un tempo recentissimo invece foreste paradisiache con acquitrini e grandissima biodiversità, con selvaggina pregiata, cinghiali, cervi, daini, caprioli e capre selvatiche, dove il miele si raccoglieva dagli alberi su cui le api costruivano i loro alveari. Terre di tartarughe che non temevano l’aratro assassino di cui non c’era bisogno.
Alberi immensi e millenari in ogni dove, risorse silvo-agro-pastorali di ogni tipo prelevate con la giusta misura …
… finché non si decise a furor di popolo di cancellare tutto per fame di terra, come se la terra potesse mangiarsi! Ed oggi più nulla o quasi…

 

A qualcuno potrà non piacere paragonare, chiamare “Maremma salentina” quelle nostre terre d’un tempo, ma è l’ unico modo che abbiamo per fare capire oggi che tipologia di paesaggio avevamo e abbiam perduto. Se fosse avvenuto il contrario, la Maremma devastata e l’ Arneo conservato integro, avremmo chiamato oggi, con locale orgoglio, l’ antica Maremma, come l’ “Arneo toscano”. Ma non possiamo, non ne abbiamo più il diritto perché noi l’ Arneo l’abbiamo distrutto!

 

Ripercorrendo quei luoghi salentini, osservando quelle distese dove la natura timidamente cerca di riprendersi gli spazi sottratti donandoci bagliori di meraviglia, riflettiamo su quello che c’era ed oggi non c’è più, per causa nostra e di nessun cataclisma naturale o sbandierato fenomeno climatico.
Pioppi bianchi, frassini palustri, ontani neri e platani orientali, querce delle tante specie pugliesi, tamerici, salici bianchi … i boschi di pianura della vicina Lucania e Calabria ci danno ancora una timida idea della opulenza e della ricchezza di queste terre meravigliose e pittoresche.
Ma oggi, degrado paesaggistico! Tanto!
Le spiagge a nord di San Cataldo discariche a cielo aperto dove il mare restituisce lo schifo che in lui tentiamo di nascondere, e nessuno che si preoccupa di rimuovere quell’immondizia scaricata; brandelli di cemento in ogni dove offendono canali, fiumi ricchi d’acqua, gli specchi d’acqua retrodunali che potrebbero tornare ad essere quelle perle di paesaggio pittoresco e d’incanto fiabesco che erano, prima che gli alberi che in essi si specchiavano e davano ombra gradevole a tutti, fossero abbattuti senza pietà dai nostri avi criminali di cui non andar certo fieri!

 

Starnazzano intanto cementificatori che han costruito le loro belle case di cemento sulle dune. Vorrebbero servizi urbani da metropoli lì, invece di avere l’umiltà che si conviene a chi vive in un luogo che ha sfregiato, in un paradiso potenziale, circondato dalla natura che tenta di riprendersi i suoi spazi e con la quale bisognerebbe invece cercare di vivere in maggiore armonia e rispetto anche lì.

 

L’ onta degli avi non è su di noi, o non è solo su di noi anche con le sue negative conseguenze, ma è innanzitutto visibile nel nostro paesaggio quotidiano vergognosamente sfregiato. Un’ onta che possiamo e dobbiamo iniziare a cancellare tornando su quei luoghi, studiando dalle carte, dai testi e dagli studi del passato ciò che vi era in natura, e abbiamo perduto, e lo sappiamo!
In qualche anfratto, lì, ancora vive qualche antica specie, ma tanto possiamo prendere da aree prossime dove l’opera di distruzione è stata meno olocaustica, come in Lucania, come in Calabria, come sulle sponde Balcaniche greche immediatamente al di là del Canale d’Otranto.
Pini marittimi, pini d’Aleppo, pini domestici ad ombrello, frassini ossifilli, carpini neri e carpini orientali, ontani neri e napoletani, pioppi bianchi e pioppi neri ma in purezza, come platani orientali anch’essi in purezza, aceri campestri, aceri napoletani, aceri minori, salici bianchi, eccetera, eccetera; piante tipiche del Sud Italia e dunque nostrane, autoctone per noi, lembo orientale del chersoneso italico, senza le frontiere che non esistono ma che vi vorrebbero imporre i puristi del nulla, che sarebbero capaci di criticare l’importazione di un albero dalla costa ionica della Lucania o dalla valle dell’Ofanto o dal Gargano, dicendolo specie esotica al Salento! Si certo, al Salento di oggi, dove tutto o quasi è stato distrutto, annientato … per poi ritrovare le stesse persone sedute in convegni imbonitori organizzati da maledette corrotte associazioni di categoria agricola, veri covi dei mali di corruzione e tradimento territoriale dei nostri tempi, per sponsorizzare colture di mais, di colza, di girasoli, colture brevettate e persino piante OGM, gli organismi mostruosi geneticamente modificati, in nome del profitto delle biomasse da produrre con l’agro-chimica industriale e da bruciare per produrre inquinante lucrosa energia elettrica in surplus. Pensiamo che ancora si continua per inerzia commerciale a produrre nel Salento vite americana come portainnesto (barbatelle) con la scusa di patogeni della nostra vite mediterranea, mentre sarebbe ormai ora di tentare di ripiantare quest’ultima, dai suoi cloni più resistenti, sulla sua naturale radice in questa sua millenaria terra Mediterranea. Tante viti mediterranee nei nostri più antichi giardini crescono indisturbate sulle loro naturali radici senza esotici portainnesto!
E intanto corrotti agronomi regionali stanno operando per vietarci di piantare le nostre piante odierne e antiche, selvatiche e domestiche, con la scusa di nuovi patogeni, (la povera e mistificata Xylella in questo caso), cavallo di Troia per frodi d’ogni tipo. E strumentalizzano ogni scusa per fare tagliare alberi in ogni dove e d’ogni specie per appaltucci facili e biomassa a costo zero.
Sconfiniamoli nel limbo del loro stesso male.

 

Avviamo una politica partecipata da tutti, proprietari, amministratori e cittadini.
Riportiamo un paradiso vivo e pittoresco in quelle terre in ogni dove.

 

Decementificazione, restauro paesaggistico, ingegneria naturalistica, rinaturalizzazione, riforestazione, architettura tipica locale, muretti a secco e staccionate e ponti in legno o in pietra al posto del cemento.

 

Si può fare e basta poco, e ce lo ha dimostrato il ritorno dei magnifici Fenicotteri rosa nella Salina dei Monaci a Torre Colimena, dopo il suo recupero e la recente cancellazione dell’asfalto che era stato steso sulle dune!
Ed oggi attendiamo anche il ritorno, perché vi passino l’ inverno, dei Cigni reali nei nostri bacini costieri!
Si può fare, e ce lo dimostrano i grandi interventi di parziale rimboschimento costiero, le pinete piantate da uno Stato, che, nei primi del Novecento, si rese in parte conto dei suoi errori e dei danni conseguenti dei disboscamenti scriteriati post-unitari e che ancora continuavano, e corse ai ripari. Pinete provvidenziali per le quali c’è stato chi persino ho osato muovere delle critiche, non tanto e non solo per le piante alloctone che furono utilizzate, ma anche e soprattutto definendo come “esotiche”, “aliene” al Salento e persino invasive, quelle conifere mediterranea che in gran numero, e per fotuna prioritariamente in quegli interventi si utilizzano: il pino d’Aleppo (pino di Gerusalemme anche chiamato), il pino marittimo (Pinus pinaster), il pino domestico Italico ad ombrello e da pinoli (Pinus pinea), e il cipresso Mediterraneo sempreverde nelle sue due varietà naturali, la piramidale e la orizzontale. Tutte queste conifere rappresentano la base solida di quei rimboschimenti provvidenziali, ma ancora parziali, ed oggi aggrediti da devastanti “tarli” umani, che ne vorrebbero solo far legna e suolo libero per vari speculazioni danneggia-paesaggio!
Conifere, quelle citate, addirittura definite “aliene” al Salento: nulla di più falso, di più menzognero, di più infondato dal punto di vista scientifico e storico!
Tanti dati smentiscono e ci affermano il contrario, e così ricordiamo che già alla sua epoca, nei primi dell’Ottocento, il grande botanico e medico Martino Marinosci di Martina Franca vedeva, come scrisse, i pini marittimi e i pini domestici insieme ai pini d’Aleppo, nelle pinete costiere tarantine, e poi il pino d’Aleppo studi scientifici pollinici recenti ci dicono già presente nell’area costiera tra Salento e Lucania in epoca ellenistica, e poi le fonti antiche di scrittori quali il latino Plinio il Vecchio che ci ricorda che alla sua epoca i Romani chiamavano il cipresso sempreverde Mediterraneo l’albero “Tarantino”, fino a giungere allo studioso salentino vissuto tra ‘800 e ‘900 Cosimo De Giorgi che descriveva nei suoi scritti le grandi chiome ad ombrello dei pini domestici che vedeva innalzarsi al di sopra delle brune chiome in autunno delle querce della foresta Belvedere a Supersano. E persino tra i legni fossili repertati archeologicamente in Grotta Romanelli a Castro (Lecce), e risalenti all’ epoca Paleolitica, si son ritrovati campioni attribuibili proprio al genere Pinus!
E mentre puristi del nulla muovono queste critiche infondate e pericolose intanto il leccio e altre piante della macchia mediterranea si diffondono tra i pini costieri e grazie a quell’ input dato dall’uomo, che ripiantò nel ‘900 quelle conifere, la Natura ricostruisce la sua foresta mista mediterranea planiziale costiera e talvolta anche igrofila (ovvero di piante amanti dell’acqua)!

 

Son tornati, grazie a Dio, pare, anche alcuni Cinghiali nelle zone di Lecce, animale della Provvidenza e dalle mille risorse anche alimentari per l’uomo, diffusore naturale delle spore dei tartufi … e ci son stati i puristi del nulla capaci anche lì di lamentarsi perché cinghiali introdotti dai cacciatori geneticamente provenienti dal centro Europa. Puristi del nulla: di fronte alla scomparsa del locale cinghiale quale cosa più giusta se non introdurlo da aree prossime continentali in cui ancora vive, la specie è la stessa! Così, roba ridicola, anziché farne salsicce succulente nel rispetto numerico della specie che deve sempre essere in grado di riprodursi e mantenere un buon numero di capi nel territorio, ci son stati persino operatori agricoli che hanno gridato al disastro, al danneggiamento ingigantito delle colture, mistificando ogni cosa pur di chiedere incentivi e stragi di quegli animali tornati semplicemente a casa loro.
C’è poi chi ha paura del cinghiale… Santo Iddio, basta non avvicinarsi ai cuccioli per evitare aggressioni difensive da parte delle madri suine, o orse che siano!

 

Era la Foresta di Lecce. Qualcosa ancora resta nel boschetto di Rauccio e così suggestioni forestali si ammirano nell’Oasi naturale delle Cesine. Ma dobbiamo accontentarci di questo? Di boschettini recintati per il pic nic della domenica? Oasi tutelate dove alcune associazioni ambientaliste che le gestiscono ormai si son trincerate dentro addensando progettini su progettini finanziati, tra loro a volte persino contraddittori, dimenticandosi di tutto il resto del mondo e dei suoi problemi ambientali!
Oasi appunto le chiamiamo, luoghi belli in un deserto!
Ma quel deserto Salentino prima non c’era; è un deserto innaturale e artificiale, errore storico politico sociale e persino economico da cancellare agendo nel paesaggio di nuovo, ma questa volta in bene e tutti quanti; e non per denaro, sebbene anche potranno essere queste delle politiche finanziabili perché giuste e di “pubblica utilità” vera e non mistificata, come spesso mistificato è l’attributo di “pubblica utilità” dato oggi in maniera inflazionata a tanti devastanti interventi a fondi pubblici!
Le oasi sono importanti, sono state e lo saranno importanti, aree di maggiore tutela contro la pratica venatoria, e dunque delle arche di Noè e di buone pratiche, ma dalle quali specie animali e vegetali e buone pratiche devono essere esportate fuori, in quei circostanti deserti artificiali da ritrasformare in estesi paradisi.

 

Viviamo ancora il paradosso della malaria, le nostre aree costiere, paludose per loro natura, dette in passato a ritmo battente malariche, malsane e per questo, ed in tal modo, legittimandone la distruzione … o in tal modo anche l’esproprio del latifondo?!
Eppur qualcosa sfugge, sfugge dal punto di vista medico e sanitario. Le paludi in realtà del tutto non son mai state cancellate e neppure le zanzare, e l’attacco con i pesticidi contro le zanzare anofele legate alla malaria, e con altri metodi, non era certamente mirato contro quella sola specie di zanzara!
Tonnellate di nocivo DDT gettato in ogni dove, ed ancor oggi sue tracce si ritrovano in quasi tutte le analisi chimiche delle acque di falda nel Salento. I salentini avevano evoluto strategie genetiche di difesa nei confronti del plasmodio della malaria trasmesso dalla zanzara anofele attraverso le talassemie, c’è anche da ricordare … ed oggi di fronte a questi quesiti nebulosi di storia sanitaria, mi chiedo: quanti invece sono periti nei decenni successivi a causa delle, prima ignote con i tassi odierni, epidemie di cancro, causate anche da quelle tonnellate di pesticida cancerogeno DDT, sversato scriteriatamente!?

 

Quanti falsi concetti assorbiti acriticamente da noi tutti, quanta scarsa memoria storica nel nostro territorio che esalta il fanatismo della fame di terra delle lotte contadine, sì contro l’ingiusto latifondo, ma anche e soprattutto lotte stupide contro la natura del Salento, che dava doni d’ogni tipo, tantissima selvaggina, legno, miele, pescato, ostriche, formaggio, funghi, tartufi, ecc. ecc. ecc., senza nulla chiedere in cambio, se non equilibrio e misura nel prelievo dei suoi doni!

 

C’è a chi, speculatori e traditori, fa comodo che si continui a guardare a quelle terre, nei fatti potenziali paradisi di nuovo, come invece distese irreversibili di nulla, lì dove oggi almeno i canneti danno dignità alla terra in cui noi salentini la dignità l’abbiamo perduta.
Gente meschina che ambisce a cementificazioni facili lì con la bandiera strumentalizzata del turismo, del golf addirittura, e poi persino chi ancor più maledetto vi vorrebbe far approdare il gasdotto Tap per incubi di industrializzazione che dobbiamo lì e altrove scongiurare alla radice.
C’è chi adduce poi inquinamenti a causa della presenza di campi di tiro militari; di certo avranno un impatto, non lo nego certo, ma quell’ uso militare paradossalmente e per fortuna ha preservato vaste aree da altri insediamenti ben più devastanti e più difficilmente reversibili.

 

Chi deve oggi operare per risanare, per far sì che siano risanati in paesaggio, ricostruiti questi nostri Paradisi?
Innanzitutto chi li Ama!
Se leggendo queste righe senti il mio stesso sogno, la mia stessa indignazione, le mie stesse speranze per quelle aree, allora tu sei già un loro custode, e dalla Terra stessa avrai l’energia e la forza per far sì che quelle contrade tornino il Paradiso che erano, irradiando del tuo entusiasmo contagioso la gente che ti sta attorno!
Nel Parco dei Paduli dell’antica Foresta Belvedere nel cuore del basso Salento, tanti giovani oggi sentono queste esigenze e operano in queste direzioni virtuose di Rinascita vera del Territorio. Stesse esigenze si avvertono e diffondono nella Valle del Canale Asso, e così in altre contrade.
Non possiamo lasciarne fuori assolutamente i vasti territori di Arneo e delle aree costiere che si estendono da Lecce sin verso il mare Adriatico e più a nord fino a Trepuzzi e Squinzano.
Agricoltura biologica tra le foreste che dobbiamo fare rinascere, la produzione di liquirizia, di dolce manna del frassino orniello, di sughero, di fibre di canapa, di pistacchi innestati su terebinto, accanto al buon olio e al buon vino, ecc. Mandrie di nobili mucche podoliche pugliesi dal forte zoccolo, eco genetico maestoso degli antichi uri della nostra preistoria più recente del Quaternario, per la produzione di pregiato caciocavallo e non solo; bufale mediterranee amanti degli ambienti acquitrinosi per ottimizzare in natura la redditività di quelle terre, per produrre ottima mozzarella di bufala pugliese, grazie ai cugini campani che hanno allevato e conservato nel tempo, come in un’ oasi, in Campania, questo pregiato animale semi-selvatico della storia agricola del nostro Sud italico e della nostra stessa Apulia; bufale già introdotte con grande successo a Calimera nei pressi di Lecce; e poi di nuovo cervi, daini e caprioli, ma anche mufloni e capre selvatiche, e le domestiche capre ioniche e le pecore mosce leccesi, e scoiattoli della specie e varietà del Sud che ancora nell’800 saltellavano tra i rami degli alberi di Arneo, come ci hanno trasmesso gli studiosi locali, istrici (di cui l’amico forestale Sandro D’Alessandro mi disse che trovò anni fa ancora un aculeo nelle Cesine), i camaleonti europei che ancora vivono in Arneo, lepri delle due specie Italiche (la comune e la corsicana), conigli selvatici, lontre nei bacini, eccetera, eccetera, eccetera. Simboli vivi nel paesaggio rinato, ripopolato, riverdeggiato, di un paradiso produttivo che torna a nutrirci nel corpo e nell’anima; simboli della sconfitta della biofobia suicida, e di RINASCITA in cultura, in bellezza, in ricchezza vera ed in salute!

 

Torniamo a rioccupare quelle terre nostre, prima che altri rivendichino diritti di morte e distruzione. Occupiamole ma non con forconi o falci in mano, strumenti tutti importanti e simbolici ma che vanno via con noi da quelle terre quando torniamo alle nostre dimore; occupiamo quelle terre momentaneamente per piantare alberi le cui radici lì resteranno anche quando noi ci saremo momentaneamente allontanati, e in quelle terre lavoreranno per noi tutti alla ricostruzione del paradiso, e così della dignità e dell’onore che con quel paradiso abbiamo perduto, prima ancora della nostra salute e qualità di vita che ad esso era legata!

 

 

Da parte sua, il Comitato Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia di San Giorgio del Sannio, guidato dalla coordinatrice Rosanna Carpentieri, ha lanciato un altro grido d’allarme:

 

Fermate le disastrose e mortifere politiche di consumo di territorio, bonificando, decementificando e deasfaltizzando le aree contaminate e desertificate artificialmente fino ad oggi.Sì alla riforestazione e alla diffusione di essenze arboree autoctone.

LA DENUNCIA :
NEI VIVAI REGIONALI DELLA PROVINCIA DI BENEVENTO E’ PRATICAMENTE INTROVABILE L’ALBERO DI CIPRO, OVVERO IL CIPRESSO MEDITERRANEO PER ANTONOMASIA SOSTITUITO CON L’ARIZONICA O IL MACROCARPA ! PERCHE’ ?
LIMITI DELLA LEGISLAZIONE REGIONALE SULLA ATTRIBUZIONE DI ESSENZE PER LA RIFORESTAZIONE
Il Salento ha rappresentato per noi una virtuosa avanguardia nel campo ambientale.
Dopo gli interventi di disboscamento forsennato dell’Ottocento post unitario più d’uno capì che su quella strada per il Salento non c’era più futuro e tanti eroi piantarono quel verde arboreo che oggi tanti criminali: agronomi e amministratori insieme stanno distruggendo e cancellando ovunque per interessi speculativi legati alle biomasse e agli appalti facili. Nel 1953 a Portoselvaggio tanti uomini piantarono più di centomila alberi. E per fortuna inoltre, in quei rimboschimenti si optò per l’uso abbondante e prioritario di una pianta perfettamente mediterranea e che caratterizzava le pinete costiere di Puglia e di Lucania, nonché del Molise e Abruzzo, da epoche immemori: il cosiddetto Pino di Gerusalemme anche chiamato Pino d’Aleppo (Pinus halepensis).
Gente volgare oggi tenta di spacciare questa essenza arborea dal profumo balsamico e dal valore antisettico per una sorta di pianta esotica alloctona per favorirne la eliminazione speculativa attraverso questa mistificazione falso scientifica. Gli studi pollinici dicono presente il pino d’Aleppo già in età ellenistica tra Tarantino e Lucania. Nelle pinete naturali ottocentesche del tarantino il botanico Martino Marinosci di Martina, già nei primi dell’Ottocento, segnalava, la presenza del Pino d’Aleppo, come del Pino marittimo (Pinus pinaster), e del Pino domestico (Pinus pinea). Così nei rimboschimenti del Salento dei primi del ‘900, documentati da questa foto, si optò anche per fortuna per l’uso di un’altra stupenda pianta mediterranea: il Cipresso Mediterraneo (Cupressus sempervirens), tanto nella sua varietà orizzontale quanto in quella piramidale-colonnare, l’albero di Cipro, come recita il suo nome tipico dell’isola cipriota, come dell’ Isola di Creta, come del Salento in epoca greco-romana, tanto che, come pochi ancora sanno, lo studioso latino Plinio il Vecchio lo ricordava come l’albero che i Romani chiamavano “Tarantino”!
Altro che cipresso “toscano” ! A riguardo l’ignoranza tocca l’apice.
Purtroppo ci corre obbligo di segnalare con viva indignazione e protesta che i vivai regionali della Provincia di Benevento non riproducono da anni il cipresso mediterraneo per antonomasia, ovvero il cupressus sempervirens e che personale dipendente della Regione- Settore Agricoltura e Foreste, evidentemente poco esperto di botanica e di essenze arboree, tenta di rimpiazzarlo ai cittadini virtuosi richiedenti con gli alloctoni -udite, udite- “c.arizonica” e/o “c.macrocarpa”, quest’ultimo originario della California.
A fronte della ricchezza del patrimonio vegetale mediterraneo, riteniamo ciò una autentica vergogna, di cui chiediamo spiegazioni per iscritto alla Regione Campania.
Opportuno sarebbe che gli uffici della Regione dislocati nelle varie province tengano presenti, nell’evadere le richieste di assegnazione di piantine forestali, di tutti i vivai regionali, senzaridicole limitazioni territoriali confinate alla singola Provincia!
A conferma di quanto denunciamo, pubblichiamo il link dei vivai forestali della Regione Campania.
A tutte le Autorità cui è indirizzata la nostra lettera vogliamo far presente con viva deteminazione che l’unica infrastruttura di cui ha bisogno San Giorgio del Sannio è il verde ed i Grandi Boschi, pubblici e privati, senza che l’elemento bosco sia visto come in un aut-aut con l’agricoltura, o con la presenza urbana.! No a scempi e devastazioni del territorio nella Piana di San Giovanni, per esempio, in nome di una obsoleta e inutile zona ASI !
Non vogliamo altre strade in territori vergini o che consumano altro suolo.
Sì, solo ad interventi infrastrutturali che migliorano infrastrutture esistenti.
Ma non  accetteremo mai più il consumo di altro suolo integro, naturale e rurale, per nessuna altra “cattedrale nel deserto” o lottizzazioni p.i.p. fotocopia e ridondanti, per non dire pedestri e scriteriate !
Se il vitale tessuto connettivo forestale di questa terra – in cui esiste una contrada che non a caso si chiama “Cesine”- è stato depauperato all’inverosimile, non si deve ai cosiddetti “cambiamenti climatici” o a qualche altro effetto naturale, ma solo e soltanto all’azione devastatrice dell’uomo, alla barbarie della motosega indiscriminata e impunita, alle lottizzazioni speculative e affaristiche, all’avidità di denaro facile, alla colonizzazione e svendita del territorio.
Un “imperativo categorico” irrinunciabile e non più procrastinabile del nostro territorio e della sua gestione ed amministrazione, è quello della “Riforestazione” e “Rinaturalizzazione” con essenze autoctone e reintroduzione delle specie botaniche recentemente scomparse, a seconda dei casi previa “Bonifica” dei luoghi dal cemento !
Un imperativo che, come con stupore ognuno di noi può notare, è scomparso dall’agenda della politica locale (e nazionale) da decenni;  scomparso dal mondo dell’informazione; scomparso dalla nostra memoria: …unica vera infrastruttura prioritaria e vitale contro cui nessun cittadino in buona fede, o sano di mente, avrà mai nulla da eccepirvi ! Un’infrastruttura la cui ricostruzione, attraverso un massiccio intervento statale e regionale, costituisce un fattore strategico di sviluppo e di benessere autentico  nonché una notevole occasione di impiego e lavoro per numerosissimi giovani ed imprese locali.
Ma gli ambientalisti veri, i naturalisti, i botanici, chi di verde nutre la propria anima e gli attivisti del comitato civico oggi, contro la famelica antropofaga foga speculativa che domina quasi ogni atto amministrativo , vogliono e chiedono, con forza e determinazione, di riportare nella prima pagina dell’agenda di ogni istituzione territoriale  che voglia ancora sperare nella “credibilità” agli occhi dei cittadini, il più grande dei bisogni di questa terra: vasti boschi pubblici e l’incentivazione massima dei rimboschimenti dei suoli dei privati ! Basta con la cementificazione !
Rosanna Carpentieri
per il Comitato Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia e per il Comitato di Rimboschimento Il popolo degli Alberi e dei Giardini
Specifiche richieste :
All’attenzione della Commissione Europea: a partire dalla costituzione della Banca Mondiale a Washington (accordi di Bretton Wood) uno dei primi obiettivi fu quello di riportare ricchezza nelle regioni meridionali italiane, greche, ungheresi, bulgare, al fine di garantire benessere diffuso e serenità sociale; tra le strategie per conseguire questo scopo, uno dei progetti più importanti prevedeva proprio la riforestazione mediante la piantumazione massiccia di piante autoctone, ma non fu mai portato a termine!
Il paradosso è che se ogni giorno sul Financial Times o sul The Guardian si parla di riforestazione inglese per combattere il “climate change”, non si riesce a capire come sia possibile che gli amministratori italiani ignorino del tutto l’argomento. Non un solo convegno è stato organizzato a Benevento, a San Giorgio del Sannio o in Campania dagli enti istituzionali per illustrare gli incentivi pubblici, esistenti, anche alla luce del Protocollo di Kyoto, per quei proprietari terrieri che volessero rimboschire o rinaturalizzare i terreni di loro proprietà, mentre la politica locale ha al contrario favorito un processo innaturale e aberrante di edificazione dei suoli o di inquinamento dei terreni agricoli con orrendi capannoni commerciali, oppure -in provincia- con l’eolico e il fotovoltaico selvaggi che ha generato una speculazione da Green Economy dagli effetti devastanti, sia dal punto di vista ambientale, sia della legalità, insostenibile economicamente ed ecologicamente, portando a forme vere e proprie di neo-colonialismo, con l’arrivo di multinazionali e ditte da ogni parte del globo interessate ai lauti incentivi pubblici disponibili per queste produzioni d’energia. Una speculazione, in un mercato drogato di rapina, che deve essere fermata, bonificando i terreni così ignominosamente alterati e favorendo invece l’ubicazione dei pannelli fotovoltaici sui tetti degli edifici a favore dell’autoproduzione ed autoconsumo dell’energia elettrica da fonte rinnovabile da parte degli utenti; il modello della micro-generazione diffusa dell’energia rinnovabile a impatto veramente zero, contro il modello accentrato e monopolistico industriale  tanti danni  causa al territorio.
La riforestazione ha poi anche un valore storico-sociale, nonché economico, di riscatto del meridione, per superare la retorica della cosiddetta “questione meridionale”, ponendo fine alla corsa vacua volta al raggiungimento da parte del Sud di standard propri di altre realtà, ma che non appartengono e non devono appartenere al Sud, connotato da altri e differenti fulcri economici e peculiarità. In tale contesto la “riforestazione”, nella forma moderna “partecipata e razionale” qui prospettata, ha in sé anche un imperativo di riscatto anticoloniale, dato che fu dopo l’Unità d’Italia, inizi seconda metà del ‘800, che le foreste subirono la definitiva accelerata volta alla loro quasi totale distruzione, al fine di fornire legno e carbone per le esigenze di “sviluppo vorace” di altre realtà extra-meridionali, con la conseguente rottura definitiva degli equilibri millenari uomo-natura  e il passaggio verso economie agricole da vero e proprio territorio colonizzato, pur se appartenente alla stessa nazione: aspetto quest’ultimo che ne ha stemperato l’intrinseca conseguente miseria, drammaticità e dipendenza forte da dinamiche e volontà esterne, un’economia decapitata di ogni auto-determinazione locale, che oggi è invece necessario favorire.
Richiesta specifica al Governo Italiano: al Governo si chiede di orientare nel sud deforestato barbaramente quei progetti di piantumazione di migliaia di alberi, promessi dal Presidente del Consiglio all’Italia sulla scorta dell’appello dell’Onu che proclamò il 2011 Anno internazionale delle foreste. Vi risultano in merito decreti attuativi ? A noi no !
Richiesta specifica alla Regione Campania: alla Regione Campania si richiede che la maggior parte dei progetti e dei finanziamenti che saranno elargiti in seno al Piano Paesaggistico Territoriale Regionale siano indirizzati proprio verso quelle idee progettuali volte alla rinaturalizzazione-bonifica del territorio e alla riforestazione razionale, con le essenze autoctone (con la piantumazione di querce ed altre piante micorrizate per la produzione di funghi e tartufi o della Quercia da sughero per la produzione del sughero o della dolce manna dal Frassino orno, etc.) ; essenze autoctone prodotte ed assegnate ai privati richiedenti da tutti i vivai regionali, senza inaccettabili limitazioni territoriali e senza scelte che attentano di fatto al necessario rispetto della biodiversità e del genius loci.
Così come, i Piani di Sviluppo Rurale (PSR) devono promuovere e privilegiare quei progetti che prevedono il recupero di colture e cultivar  tipiche del meridione d’Italia, e le filosofie di pratica agricola ispirate alla massima salubrità e rientranti nella grande famiglia del cosiddetto “biologico”.
Interventi da accompagnare con azioni di urgente riqualificazione paesaggistica – incentivata e promossa – volta a favorire le architetture che riprendono tecniche, materiali, forme e stili tipici della ruralità locale nonchè il recupero del genius loci ed il restauro dell’esistente (laddove ancora esistente (!), come a titolo di esempio, l’antica casa colonica del ‘700 nella storica contrada Cerzone nel Comune di San Giorgio del Sannio !).

 

 

 

27/12/2014 commenti (0)

LOCULI? NO, GRAZIE. IL POPOLO DEGLI ALBERI A SAN GIORGIO DEL SANNIO VUOLE ALTRO!

lunedì 17 novembre 2014

Loculi ? No, grazie. Il Popolo degli alberi e dei giardini vuole a San Giorgio del Sannio ben Altro !

Al Sindaco del Comune di San Giorgio del Sannio
All’Ufficio Tecnico Comunale
Al CO.N.AL.PA.-Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio

Si avvicina nella natura e nell’anima la stagione della festa arborea, la festa di quelle creature che sono l’unico vero rimedio contro il dissesto idrogeologico, di cui purtroppo in Italia, nel ventunesimo secolo si muore.
Mentre a Taranto si fa la festa dei fitofori o della Foresta che cammina per la piantumazione di nuovi alberi, a Pescara si organizza la festa dell’albero.
A  Satriano di Lucania nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, gli uomini, da tempo immemore, si vestono da alberi per piantare nuovi alberi. L’origine della tradizione si è persa nel corso dei secoli. Impossibile e inutile scoprire chi per primo è diventato rumit, uomo vegetale, albero vagante.

Cose del genere per una cittadina delle foreste come la scrivente sono semplicemente IMPENSABILI a San Giorgio del Sannio (BN) dove il verde è solo un ‘aspirazione onirica e dove si mutilano le chiome dei tigli secolari voluti sul viale e su via dei Sanniti da Napoleone Bonaparte! 
Sono anni che sostengo che invece anche in questo maledetto comune ogni nascituro deve poter avere il suo albero (come prevede una legge nazionale !
L’obbligo di piantare un albero per ogni neonato era già stato introdotto in Italia con una legge del 1992, a firma di Cossiga ed Andreotti. La legge n. 10 del 14 gennaio 2013 introduce alcune variazioni a quanto prescritto in precedenza come l’ottemperanza all’obbligo della piantumazione entro sei mesi dalla nascita. Ma , la legalità non è nelle attenzioni e negli obiettivi dell’Ente di San Giorgio del Sannio che troppo spesso la viola o la elude ignorandone con malafede la ratio!) e che si rivedano le politiche cimiteriali!
Le si rivedano nel senso che chi decide per la cremazione, abbia un luogo e un albero alle cui radici affidare le proprie ceneri !
Altro che loculi cimiteriali e relativo mercimonio da parte dell’Ufficio Tecnico del Comune, che spesso è sconfinato nell’illecito, come dimostrano denunce pubbliche e processi penali in corso.
Altro che Campi Elisi dissacrati da appetiti di profitto, da appalti e lavori artatamente non eseguiti a regola d’arte, da manufatti indecorosi, in grave stato di fatiscenza, pericolosi per la pubblica incolumità e offensivi della dignità imperitura di chi vi è deposto accanto, di cui, tuttavia, il Comune se ne frega altamente !  (A breve sarà pubblicato un video-dossier sullo stato a dir poco vergognoso del cimitero di Ginestra, simile ad un cantiere in stato di abbandono, circondato tra l’altro -e, contra legem – da “iper universi” e centri commerciali, volgari e seriali cattedrali del consumismo, del marketing ignaro di trionfi e valori, della pancia e del profitto sempre più spesso e sistematicamente, estorsivo della dignità umana…)

Meglio ancora sarebbe poter essere sepolti sotto un albero o, per essere più precisi, essere tumulati  nella nuda terra nella quale, presso ciascun defunto, poter far crescere un Albero.

Premesso che la Legge 29 gennaio 1992, n. 113 prevede l’obbligo per il Comune di residenza di porre a dimora un albero per ogni neonato, a seguito della registrazione anagrafica;
i Comuni, oltre alla messa a dimora delle piante, devono provvedere a comunicare alle famiglie il tipo di pianta loro assegnata ed il luogo esatto in cui essa è stata posta a dimora;

CHIEDO
AL SINDACO DI SAN GIORGIO DEL SANNIO:

dal 1992 ad oggi, dov’è nel Comune che amministra il sito dedicato al Bosco dei Neonati ? Ce lo può indicare ?

F.to Una discendente delle conifere,
Rosanna Carpentieri che in proprio e quale coordinatrice del Comitato “Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia” nonchè in rappresentanza del “Popolo degli alberi e dei giardini di San Giorgio del Sannio” (BN)
CHIEDE espressamente
al Coordinamento Nazionale per gli Alberi e il Paesaggio di essere sostenuta in questa iniziativa proposta all’ Ente Territoriale di residenza.

Fonte: http://sangiorgiodelsannio.blogspot.it/2014/11/loculi-no-grazie-il-popolo-degli-alberi.html
per voi da Emanuela Rocca
18/11/2014 commenti (0)

ATTENZIONE AI RESIDENTI DI ROMA – ACQUA ALTAMENTE INQUINATA FINO A DICEMBRE 2014

ATTENZIONE AI RESIDENTI DI ROMA - ACQUA ALTAMENTE INQUINATA FINO A DICEMBRE 2014 - Agorà News on Line

Questo articolo per informare i residenti di alcune zone di roma dove l’acqua che è stata analizzata, come da controlli periodici, RISULTA ALTAMENTE INQUINATA, NON PUò ESSERE UTILIZZATA NEANCHE PER LAVARSI, FIGURIAMOCI PER BERLA E CUCINARCI…. è un vero ALLARME INQUINAMENTO molto PERICOLOSO.

metto di seguito la fonte e il link del COMUNE DI  ROMA, dove troverete tutte le VIE CHE SONO INTERESSATE A QUESTO DISASTRO AMBIENTALE.

FONTE  http://www.eticamente.net/24502/attenzione-acqua-contaminata-a-roma-non-utilizzatela-ecco-la-lista-degli-acquedotti-coinvolti.html

 

Ecco a cosa servono le analisi periodiche che ogni comune svolge sull’acqua destinata a tutti i cittadini.

Roma, grazie a queste analisi, è stata trovata l’acqua altamente inquinata e quindi non adatta al consumo dell’uomo.

Le persone interessate a questo allarme sono i cittadini del nord di Roma. L’ULSS ha emesso un’ordinanza di emergenza che deve essere diffusa il più possibile, potete leggerla qui in pdf firmata dal sindaco Marino —

http://www.comune.roma.it/PCR/resources/cms/documents/acquedotti_arsial.pdf

Nel documento potrete trovare tutti gli acquedotti coinvolti nell’allarme.

L’ordinanza vieta di utilizzare l’acqua sia per uso alimentare che per l’igiene personale fino al 31 dicembre 2014.

Il presidente del municipio XV, Daniele Torquati ha dichiarato: “Per evitare allarmismi e fraintendimenti tengo a precisare che molti dei residenti delle vie coinvolte da tale disservizio si servono da sempre di pozzi e non degli acquedotti dell’Arsial, pertanto  i disagi per tali famiglie si prospettano limitati e ben gestibili”.

mi auguro solo che non sia una “manovra” per spingere la PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA…

by Emanuela Rocca

02/03/2014 commenti (0)

PIOVE SULLA LIGURIA IN ALLERTA, PIOVE SU GENOVA, PIOVE SU SCARPINO.

PIOVE SULLA LIGURIA IN ALLERTA, PIOVE SU GENOVA, PIOVE SU SCARPINO. - Agorà News on Line

Piove sulle aree esondabili, sui cantieri, sulle colline boscose oramai abbandonate.
E in tutto questo piovere, succe-de che un rio passato alla storia per essere stato il più inquinato d’Italia, un rio che, insieme al purissimo Bianchetta, genera il Chiaravagna anche oggi sia di un colore che richiama la morte: quella stessa morte biologica che gli era stata dichiarata vent’anni fa.
Anche oggi, la valle di Scarpino esonda.
Quella valle che un’emergenza di più di quarant’anni fa la trage-dia della Volpara ha fatto scom-parire sotto il peso di chissà quante tonnellate di chissà che rifiuti arrivati da chissà dove e che, appena può, si vendica su di noi piccoli uomini che pensia-mo ancora di poter fare quel che vogliamo della Natura, di poterla soggiogare. Quella valle che lo sapevano i vecchi conta-va decine di fonti dai comporta-menti bizzarri ed in cui i geno-vesi e non solo incuranti hanno nascosto i propri errori sotto pochi centimetri di terra.
Ancora oggi, il Cassinelle riven-dica il suo carattere irascibile e
vomita nella sua valle, nella val Chiaravagna, nel mar Ligure, i suoi incredibilmente non ben qualificati veleni mortali. Nelle vicende di questi ultimi giorni stupiscono alcune cose: innan-zitutto stupisce il clamore che ha assunto la vicenda. Sembra quasi che si tratti di un fatto isolato ed eccezionale, ma non è così. I cittadini che abitano in valle sanno bene quanto fre-quenti siano sempre stati questi problemi, anche dopo la costru-zione del percolatodotto; sono diventati esperti, hanno preso confidenza con i miasmi orren-di, hanno familiarizzato col timo-re che respirare quell’aria ogni giorno possa avere effetti a lungo termine sulla loro salute. Eppure quei cittadini hanno sempre denunciato questi even-ti, li hanno documentati man mano che si verificavano ma solo oggi Genova si accorge di loro. Stupisce poi come, nono-stante le dichiarazioni favorevoli ai cambi di passo nella gestione della cosa pubblica, di assun-zioni di responsabilità sulle scel-te, di partecipazione ed informa-zione dei cittadini, anche in que-ste ore non si senta di un ammi-nistratore o di un dirigente pub-blico che si assuma una
responsabilità per quanto sta succedendo. Voglia-mo quindi prendercela noi, semplici cittadini, questa responsabilità: è colpa nostra se siamo anche oggi sul baratro della catastrofe ecologi-ca. E’ colpa nostra, per-ché avremmo dovuto incatenarci ai cancelli della discarica e non consentire più l’accesso di nessun materiale che non fosse un inerte e che non fosse finalizzato a null’altro che alla mes-sa in sicurezza della discarica. Abbiamo sba-gliato a non organizzarci per bloccare la raccolta stradale dei rifiuti “tal quale” per obbligare la necessaria transizione verso sistemi di raccolta puntuale che sono l’uni-ca strada per raggiunge-re gli obiettivi di raccolta differenziata su cui anco-ra oggi siamo fuori legge e su cui Regione Liguria e Comune di Genova hanno fissato orizzonti di tempo assurdamente lontanissimi, perpetrando (Continua da pagina 1)
l’illegalità ed ammetten-do la propria non volontà per usare un eufemismo di rientrare nella Legge.
Sicuramente abbiamo commesso un errore quando, dopo avere di-mostrato con un progetto pilota a Sestri e Ponte-decimo che aveva rag-giunto in tre mesi oltre il 50% di raccolta differen-ziata di qualità tra la sod-disfazione dei cittadini, non abbiamo battuto i pugni sulle scrivanie degli uffici per imporre subito l’estensione a tutta la città e la realizza-zione dell’impiantistica a freddo necessaria per creare filiere industriali e occupazione dal riciclo senza portare più un solo grammo di rifiuto umido in discarica.
Specialmente noi della val Chiaravagna siamo colpevoli di non avere bloccato con ogni mezzo pacifico la città fino ad ottenere un serio piano di captazione e regima-zione delle acque che sgorgano sotto la discari-ca, un impianto di depu-
razione dedicato ed effi-cace e comunque una data certa di chiusura e messa in sicurezza defi-nitiva della discarica.
Certo, è vero, queste sono le nostre colpe.
Avevamo ragione, abbia-mo detto queste cose in ogni manifestazione, ogni assemblea pubbli-ca, ogni comunicato stampa, ogni tavolo con l’Amministrazione ma non lo abbiamo gridato abbastanza forte, non abbiamo fatto vedere i denti come avremmo dovuto. Ma se ci siamo comportati così è perché comunque i nostri vecchi ci hanno insegnato il valore della democrazia e del rispetto delle Istitu-zioni. Ci hanno spiegato che non è con la violen-za, anche solo verbale, che si risponde ai sopru-si ma con la presenza sul territorio, l’ascolto di chi si sente abbandona-to, la testimonianza di come è e di come po-trebbe essere vivere in valle, la costanza. Cre-diamo che il modello di
società che abbiamo in testa non possa essere imposto con la forza,
ma necessiti di un per-corso condiviso e parte-cipato, senza cui non c’è via di scampo dal siste-ma delle emergenze in cui affoga questo Paese. Ora però, invece che puntare il dito verso un unico colpevole, urge trovare soluzioni efficaci per evitare che questa servitù così devastante diventi anche la nostra tomba e per tutelare di chi lungo il Cassinelle, il Chiaravagna, a Sestri vive e lavora.

Superata con l’impegno di tutti questa fase dram-matica, confidiamo che la Magistratura avrà mo-do di valutare attenta-mente le responsabilità anche di quelli che, lun-go questi ultimi qua-rant’anni, hanno preferito dire “Non è colpa mia!” nascondendosi dietro un piccolo sacchetto, tra-sparente, ma lurido e pieno di rifiuti.
Matteo Cresti
Presidente Ass.ne Amici del Chiaravagna ONLUS

ricevuto per mail da Emanuela Rocca

PER CHI ANCORA NON CREDE ALLE “SCIE CHIMICHE”

PER CHI ANCORA NON CREDE ALLE "SCIE CHIMICHE" - Agorà News on Line

da: LA NOSTRA IGNORANZA E’ LA LORO FORZA

IL TERRORISMO DEGLI STATI UNITI D’AMERICA CONTRO L’UMANITA’: VOGLIONO SOTTOMETTERE IL GENERE UMANO

L’obiettivo malcelato del governo eterodiretto di Washington è dominare l’umanità, ovvero sottomettere il genere umano.

Ecco una dichiarazione di William Cohen, in qualità di segretario di Stato per la Difesa USA, datata 28 aprile 1997:

«Others [terrorists] are engaging even in an eco-type of terrorism whereby they can alter the climate, set off earthquakes, volcanoes remotely through the use of electromagnetic waves. So there are plenty of ingenious minds out there that are at work finding ways in which they can wreak terror upon other nations.It’s real, and that’s the reason why we have to intensify our[counterterrorism] efforts. Secretary of Defense William Cohen at an April 1997 counterterrorism conference sponsored by former Senator Sam Nunn. Quoted from DoD News Briefing, Secretary of Defense William S. Cohen, Q&A at the Conference on Terrorism, Weapons of Mass Destruction, and U.S. Strategy, University of Georgia, Athens, Apr. 28, 1997».

Traduzione: «Altri terroristi sono impegnati in un tipo di azione “ecologica”, nel senso che essi possono alterare il clima, far scatenare i terremoti, le eruzioni vulcaniche, utilizzando onde elettromagnetiche. Molte menti ingegnose stanno lavorando attualmente per mettere a punto i mezzi per terrorizzare intere nazioni. Tutto questo è reale ed è per questo che abbiamo intensificato i nostri sforzi nella lotta contro i terroristi. Segretario della Difesa William Cohen, aprile 1997. Conferenza dedicata al contro-terrorismo organizzato dal senatore Sam Nunn. Dichiarazioni segnalate al Dipartimento della Difesa (DoD). Conferenza contro il terrorismo. Armi di distruzione di massa e la strategia degli Stati Uniti. Università della Georgia, Atene, 28 aprile 1997».

In altri termini, un membro ufficiale del governo U.S.A. ammette quello che i negazionisti italidioti oscurano volutamente:

Noi sappiamo che questo è possibile perché da tantissimi anni noi (americani) abbiamo tali armi. Una simile tecnologia ha dei costi accessibili, al contrario della tecnologia nucleare. I terremoti e le eruzioni vulcaniche artificiali non sono impossibili, infatti una minima causa, ben localizzata, può generare un cataclisma. I terremoti sono legati al movimento delle placche, lungo le faglie. Esiste una tecnica che permette di agire sugli strati profondi del sottosuolo con delle onde elettromagnetiche.

Ecco in fondo al testo una mole ponderosa dio documenti ufficiali del Governo degli Stati Uniti d’America che attestano inequivocabilmente la guerra ambientale in atto a danno dell’umanità.

FONTE: http:// sulatestagiannilannes.blogs pot.it/2013/11/ il-terrorismo-degli-stati-u niti.html
[Numerosi links e approfondimenti all’interno]

Per saperne di più vai su  https://www.facebook.com/groups/254027848083501/?ref=ts&fref=ts

26/11/2013 commenti (0)

RISORGONO gli ULIVI :LA NATURA SI RIBELLA E DENUNCIA

RISORGONO gli ULIVI :LA NATURA SI RIBELLA E DENUNCIA - Agorà News on Line

RISORGONO gli ULIVI : è la stessa Natura che smaschera il bruttissimo “Mal affaire Xylella”!

LETTERA APERTA D’EMERGENZA – COMUNICATO STAMPA URGENTE

INTEGRATIVO DELLE NOTE TECNICHE GIA’ INOLTRATE AGLI ORGANI AMMINISTRATIVI

Forum Ambiente e Salute

Coordinamento Civico

Spazi Popolari

In fondo i destinatari istituzionali.

RISORGONO gli ULIVI : è la stessa Natura che smaschera il bruttissimo “Mal affaire Xylella”!

Si ritirino e blocchino i 2 milioni di euro per il biocidio dei ruscelli, la Regione Puglia li ridestini per i rimboschimenti!

Le voci circolavano già da alcuni giorni, ma ieri mattina, domenica 17 novembre 2013, tanti cittadini attenti hanno voluto verificare con i loro occhi, e si son recati nelle aree definite “rosse”, di massima pesantezza del fenomeno (dette anche “d’insediamento”), ma vi hanno trovato gli alberi d’ulivo, che nei mesi scorsi avevano perso le foglie, in pieno vigore rigenerativo, e non solo dalla base vi stanno spuntando innumerevoli polloni, ma anche nuovi germogli dai grandi tronchi, nelle parti alte. Tutto questo in uliveti abbandonati, che non hanno subito nessun intervento “curativo”, (potatura del secco o trattamenti specifici su piante e suolo) ed è tutto un tripudio di germogli e di nuova vivissima vegetazione! Le tante foto, che smascherano il bluff del “mal affaire Xylella”, messe subito in rete, hanno avuto, in pochissimo tempo, un’ immensa condivisione che continua in queste ore. L’indignazione è tanta nei cittadini del Salento, e non solo! Ad accorgersi di tutto questo anche alcuni giornalisti più attenti e critici che, nei giorni scorsi, sui quotidiani locali avevano parlato di ulivi, che come dei “Lazzaro” dei Vangeli, stavano risorgendo proprio nelle aree dove gli strani tecnici, comparsi nella vicenda, avevano parlato di “cimitero” di ulivi. Dicevano, dopo solo pochissimi giorni di sopralluoghi: “le piante d’olivo si son eradicate lì da sole, sono morte e non c’è alcuna speranza!”. E, poi, persino chi diceva: “i terreni lì sono ormai contaminati e mai più vi potrà essere ripiantato l’olivo”, sebbene poi anche alcune varietà di olivo, nella “zona rossa”, non hanno mai presentato alcun disseccamento! L’area interessata comprende dagli 8.000 ai 10.000 ettari, gli uliveti su cui penderebbe lo spettro dell’eradicazione, che taluni stanno tentando di imporre, contano una numerazione che va dai 6.000 ai 600.000 alberi d’olivo, più i mandorli, e tutte le altre specie su cui potenzialmente potrebbe vivere la Xylella, oltre alla correlata flora autoctona dei canali e dei “sipali” (la macchia di vegetazione spontanea lungo i margini dei campi), delle iper-tutelate macchie, più il verde urbano, privato, pubblico e stradale! Numeri biblici, per uno scenario di devastazione da film di fantascienza! Nocivi pesticidi contro i potenziali vettori della Xylella – le cicalellidi – ( e di conseguenza contro tutti gli altri insetti) e diserbanti chimici da gettare con la scusa di eliminare tutti i definiti “serbatoi di inoculazione”, (si parlava, persino, di irrorazione dall’alto con l’uso degli aerei), e squadre, financo, di militari, lanciafiamme contro erbe e muschio, ed eradicazioni! Si è parlato, non a caso, con preoccupazione e rabbia da parte dei cittadini, di “shoah degli ulivi”, e di “olocausto chimico del Salento”, e in tanti hanno perso il sonno per via degli incubi di tutto questo assurdo scenario da guerra contro tutto ciò che vuol dire Salento! La sintomatologia degli alberi l’avevano definita, gli strani tecnici, “complesso del disseccamento rapido dell’ulivo”, forse dovremmo parlare di “indotta psicosi dell’agognato, da alcuni, disseccamento rapido degli ulivi salentini”, che tutto sono meno che disseccati e morti, ma un tripudio di vita che ritorna! E, in effetti, non nutrivamo dubbi sulla proverbiale forza rigenerativa dell’olivo, e non a caso, il suo ramoscello è a contorno di ogni stemma civico dei comuni d’Italia! Avevamo, per questo, anche invitato, seguendo i più attenti veri tecnici scesi in campo, a considerare e studiare il fenomeno sotto molteplici aspetti, considerando l’effetto dello stress idrico estivo, particolarmente prolungato, tanto più nella fascia occidentale salentina, ed altri fattori chimico-fisici, di natura antropica, o meno, riguardanti le falde, l’aria, i suoli, l’ inquinamento più o meno doloso che fosse, e avevamo invitato ad indagare le pratiche insane, svolte in taluni oliveti, avvelenati dalla agrochimica da troppi anni irresponsabilmente, per capire i motivi di estivazione con disseccamento di alcuni rami, o di indebolimento immunitario, con regressione vegetativa, degli alberi; fattori, che andavano studiati con rigore e serietà, e che avevano favorito l’insorgenza, infatti, non di uno solo, ma di più patogeni, come anche da tutti i tecnici riconosciuto, sugli alberi indagati presentanti la sintomatologia in questione.

Il brutto gioco messo ad arte in traballanti piedi, e che oggi crolla rovinosamente, è ormai fin troppo palese. Dopo esser stati chiamati ad intervenire per studiare la particolare sintomatologia del disseccamento di alcuni rami degli ulivi, (chiamati anche da alcuni nostri attivisti, cittadini sensibili all’ambiente), dei tecnici preposti giunti sui luoghi vi trovano sugli alberi diversi patogeni, insetti e muffe, ma anche poi un batterio, di questo i primi studi ben dimostrano essere non patogeno per alcuna coltura, e addirittura un batterio che da studi scientifici pubblicati in letteratura, inoculato, negli esperimenti condotti sull’ulivo, non ha dato mai sintomatologie patogene “Si dà il caso che le indicazioni molecolari acquisite a Bari forniscano buoni motivi per ritenere che il ceppo salentino di X. fastidiosa appartenga ad una sottospecie (o genotipo) che non infetta né la vite né gli agrumi, e che esperienze statunitensi (California) indicano come dotato di scarsa patogenicità per l’olivo” (articolo pubblicato il 30 ottobre 2013 sul sito della Accademia dei Georgofili, per l’ ‘approfondimentto sul caso degli olivi salentini). Per cui, dai tecnici locali, si è presentato tale batterio, qui nel Salento, come concausa della sintomatologia degli ulivi; sintomatologia bollata subito come “terribile contaminante epidemia senza alcuna speranza”; finché, poi, nelle uscite sui media più nazionali, dai medesimi tecnici, il batterio trovato è stato presentato come il principale imputato responsabile, il “batterio killer”! E così, è stato anche presentato da tutti gli enti sciacallo, e politicanti, accorsi sulla scena come avvoltoi per banchettare del Salento e sui possibili lauti fondi europei, nazionali e regionali così ottenibili. Dove è il gioco allora: quel batterio è una sottospecie della Xylella fastidiosa, che per i danni fatti da altre sottospecie diverse del medesimo batterio, soprattutto in aree extra-europee, soprattutto in America, è stata inclusa come patogeno da quarantena in Europa! E, l’Europa, pertanto in sua presenza invita i paesi membri ad attivarsi per eradicare il batterio o per contenerlo! Mentre qui tutto questo lo si voleva fare, da parte dei tecnici scesi in scena, nella maniera più radicale e forsennata possibile, in forme estremiste pazzesche mai vistesi prima: eradicando la foresta degli ulivi del Salento e facendo un deserto piro-chimico avvelenato di ogni cosa! Per di più i cittadini mobilitatesi da subito, davanti a una sentenza troppo efferata da parte di uno studio durato pochi giorni, hanno scoperto che gli stessi enti, che oggi volevano imporre la quarantena da Xylella diffondendo terrore in tutt’Europa, in Italia e nel Salento, avevano tenuto tre anni fa, un corso, e proprio in Puglia, per formare tecnici sull’applicazione della “quarantena da Xylella fastidiosa”, spiegando, allora, come si legge ancora sui loro siti internet, che di questo batterio non c’era traccia in Europa, e coinvolgendo le università d’oltreoceano, oggi, da quegli stesi enti, chiamate qui ad intervenire come novelli “salvatori”, in un clima oscurantista di nulla trasparenza scientifica! Tanti interrogativi, dunque, su tutta questa vicenda. Per di più l’innocuo batterio potrebbe essere persino endemico ed endofito, come anche ipotizzato da alcuni stimati docenti universitari locali, ovvero presente ovunque e da sempre nel Salento in maniera del tutto asintomatica, ergo, da qui, la possibilità di distruggere senza freni, con l’estremizzazione della quarantena, l’intero paesaggio salentino, e di emungere immense risorse statali e comunitarie a “difesa” dell’Italia e dell’Europa, da cosa dunque?! Il tutto condito da un’irresponsabile, per non dire altro, clima terroristico strumentale, mistificatorio e falso scientifico. Senza una diagnosi alcuna, o con una traballante diagnosi, vacillante e scarna, contestata anche pubblicamente da locali ricercatori universitari, si voleva procedere, o meglio, imporre con sanzioni e coercizioni, persino contro chi si sarebbe opposto: la TERAPIA FINALE, che ha richiamato alla mente i terribili filmati, (ridiffusi non a caso in rete dai virtuosi cittadini, in questa folle emergenza speculativa devastatoria!), degli americani che gettavano il diserbante “agente orange” sui bordi dei canali e sulla tropicale lussureggiante foresta vietnamita per defogliarla, disseccando ogni cosa, e avvelenando le genti locali con conseguenti e mostruosi effetti mutageni sulla prole per decenni. Il progenitore dei moderni odiosi diserbanti chimico-industriali da vietare!

Li abbiamo chiamati per osservare, analizzare e curare una sintomatologia particolare e poco nota degli ulivi, al fine di un’estate siccitosa, e di una prolungata estate dal punto di vista termico, fenomeno naturale possibile, che ha portato anche quest’anno, eccezionalmente, ad anticipate fioriture autunnali di tantissimi alberi nel Salento, e questi non solo non studiavano e curavano un bel nulla, ma si dedicavano a promuovere l’eradicazione del presunto paziente e di ogni possibilità di sua rigenerazione, avvelenando e cancellando tutto il vivente! Da troppo tempo, ormai, stiamo assistendo a vergognose e continue campagne di terrorismo speculativo sui naturalissimi parassiti delle piante, non ultima quella sui nostri lecci, in cui strani tecnici e politicanti, gridano al disastro, e mica per curare, ma solo per avere fondi pubblici per estirpare le piante, o potarle a morte, e per spandere tonnellate di prodotti chimici nocivi di ogni genere! Piante che diventano lucrosa biomassa. Interventi chimici che non hanno nessun effetto curativo, ma incrementano i danni a piante ed ambiente, mentre dove non giunge la mano sporca e velenifera dell’agro-chimica-speculativa i boschi di leccio son in perfetta ripresa! Così per il volgare mercato delle biomasse vengono fatti fuori con mille falsità pseudo-tecniche, falso-scientifiche e falso-forestali i nostri bellissimi e preziosissimi pini mediterranei ovunque, e non solo i pini! Un’ecatombe speculativa, immorale e intollerabile da fermare con massima urgenza, procedendo alle ripiantumazioni delle medesime specie! Ed oggi la stessa malsana macchina guarda famelica agli ulivi! Le parassitosi sono fenomeni naturalissimi e transitori, e al più effetti di squilibri in cui intervenire ricostruendo gli ecosistemi, ripiantando di più, anche proprio le piante colpite, e favorendo così anche il ritorno dei predatori naturali, quanto più autoctoni possibile, dei parassiti, per ripristinare equilibri alterati a volte dallo stesso uomo; ricreando gli habitat degli insetti insettivori, le macchie ripariali e dei “sipali”, le stesse che oggi si vorrebbero cancellare nel Salento, in preda alla follia più cupa; non, dunque, cancellando parassiti, piante parassitate o semi-parassitati, e gli eventuali insetti vettori, cancellando ogni insetto ed il loro ecosistema, come nel parossismo intollerabile raggiuntosi con il “mal affaire Xylella” ora in Puglia! Dobbiamo, invece, aumentare non diminuire la biodiversità! Attenti agronomi, ancora chiamabili così con onore, han ad esempio osservato come a Barcellona tante palme son sane, e sopra vi nidificano i pappagallini mediterranei ed europei della specie Parrocchetto dal collare (Psittacula krameri), questi stessi parrocchetti son stati visti predare in volo dei Punteruoli rossi (il parassita delle palme) anche nel Salento! Ma c’è persino chi, nel Salento, vede i pappagallini giunti in migrazione (come da sempre) e, anziché gioire per questa nota colorata di biodiversità comunque mediterranea da favorire, grida all’animale alloctono, sbagliando, e ne chiede lo sterminio, poveri ciechi la cui ignoranza è promotrice di intollerabili ecocidi, e poi chiede la nociva fito-chimica industriale per salvare le palme alloctone … che non ha salvato un bel nulla! Contraddizioni che nascono da una non conoscenza della Natura e dei suoi equilibri. Così si deve piantare più palme mediterranee in reazione, non smettere di piantare palme, come la Palma da dattero (Phoenix dactylifera) e la italica Palma nana (Chamaerops humilis). In Puglia ora, sul “mal affaire Xylella” pendono pesanti gli spettri della speculazione del mercato della biomasse, delle multinazionali della agro-chimica industriale, persino, degli OGM per produzione di biocarburanti, come quelli di mille speculazioni consuma suolo. Tutto quanto scoperto e diffuso in rete dai cittadini in pochi giorni, è impressionate. I legami di accordi e convegni di diversi enti ed associazioni di categorie, scese in scena in questi giorni, con le ditte delle industrie che speculano sulle biomasse; il finanziamento delle ricerche di università d’oltre oceano, oggi coinvolte nella questione Xylella in Puglia, da parte di multinazionali della agrochimica e degli OGM, il progetto Alellyx (che è impressionantemente l’anagramma del nome Xylella, con cui in paesi poveri i colossi mondiali delle multinazionali degli OGM e dei brevetti sulle sementi, son entrare ad egemonizzare le economie dei paesi del sud America, utilizzando la Xylella, come cavallo di Troia, per imporre varietà brevettate, presentate come ad essa resistenti, al posto della tradizione agricola delle locali genti per la produzione in prevalenza di bioetanolo); ecc. Nei dossier e comunicati dei giorni scorsi abbiamo riportato solo alcune delle tantissime contraddizioni della vicenda, per cui rimandiamo a quelle pagine già diffuse ed inoltratevi. Qui si osservi solo come l’altro giorno, nelle aree definite più colpite, dove i giornalisti hanno ben visto e segnalato i resuscitati olivi, (imbarazzanti per diversi di quei tecnici!), tecnici, gli esperti americani, e tantissimi giornalisti e curiosi, scorrazzavano sui presunti terreni contaminati senza alcuna protezione di profilassi, in una spettacolarizzazione oscena e ridicola, in cui si andava a caccia di insetti con i retini! Se vi fosse stata una epidemia, agire in tal modo voleva dire permettere ai giornalisti convenuti da tutta la Puglia e non solo, di infettare l’intera regione, una volta spostatisi da lì con le loro medesime suole delle loro scarpe che avevano calpestato i tanto “contaminati” terreni dal “terribile” batterio! Un’epidemia ad intermittenza, insomma, e con tante possibili deroghe alla bisogna! Ora dovremmo ribattezzarlo il “batterio della risurrezione”!? Di fronte agli olivi che risorgono più onorevole sarebbe un “scusate ci siamo sbagliati!”, invece crediamo sia anche possibile assistere ancora a disonorevoli arrampicate falso-scientifiche ed illogiche sugli specchi! Questa segnalazione poi degli olivi che risorgono doveva venire data con giubilo da quegli stessi tecnici, ma invece … nulla, e come sempre devono essere giornalisti attenti e cittadini a colmare queste preoccupantissime mancanze! Più d’uno, oggi, dovrebbe pensare a dare le dimissioni, di fronte a questa scandalosa vicenda, e ci auguriamo che i futuri urgenti quadri tecnici e politici sian fatti di persone responsabili, preparate e di alta onestà intellettuale e scientifica, nonché persone attente davvero alla cura dell’ambiente, e senza ombra di rapporto con le industrie della agro-chimica, delle biomasse per le agro-energie, e lobby di altri interessi consuma-suolo. Sia questa l’occasione per fare rinascere nel segno della salubrità il paesaggio pugliese, all’insegna delle pratiche virtuose e dei principi che abbiamo raccolto nel “Manifesto per l’urgente riconoscimento del vasto ecosistema dell’uliveto quale Agro-Foresta degli ulivi di Puglia!”

(vedi link: http://forumambiente.altervista.org/manifesto-per-il-riconoscimento-del-vasto-ecosistema-dell-uliveto-quale-agroforesta-degli-ulivi-di-puglia/ )

Vanno strappate a tutti gli “agronemici” le decisioni per il nostro futuro! Ringraziamo i tantissimi cittadini che hanno permesso, con le loro innumerevoli professionalità di smascherare il “mal affaire Xylella”. La nota più positiva, di tutta questa volgare mostruosa vicenda, è stata il loro impegno, come il loro cuore, la loro indefessa virtù, il loro Amore per il Salento!

Ora nel segno degli ulivi che riverdeggiano dobbiamo difendere tutti insieme la nostra salute, il nostro paesaggio, la nostra storia e la nostra biodiversità, nonché la nostra salubre tradizionale economia costruttrice di paesaggio pittoresco, attraverso il coinvolgimento di tutti gli enti ancora sani della nostra Regione, Nazione e Comunità Europea, e chiedendo tutela in tutte le sedi preposte per fermare la follia speculativa della “quarantena” pro deserto piro-chimico artificiale del Salento. E dovevano essere i medesimi tecnici e amministratori a spiegare anche all’Europa che non era il caso che si applicasse la quarantena, date le caratteristiche del batterio salentino e gli studi lacunosissimi ancora in corso, invece hanno fatto l’esatto contrario! Assurdo!

La Regione Puglia deve d’urgenza fermare i 2 milioni di euro stanziati ai consorzi di bonifica, nel quadro della quarantena, per il biocidio della flora dei canali, che son i rivi, i fiumi di Puglia, dove vi è il rischio non solo del taglio meccanico dei canneti, che rinascono, ma anche dell’uso della chimica ad avvelenamento immorale di suoli, aria, ed acqua, intollerabile, e il serio rischio di taglio eradicativo degli alberi ripariali, protetti, che con le loro radici trattengono gli argini terrosi degli stessi rivi. Ma in questa corsa forsennata tutto il vietato diventa possibile, in un carnevale della politica amministrativa senza alcuna logica, e suicida per il Salento ed i salentini! Quei soldi siano ridestinati ad opere di rimboschimenti con piante autoctone naturali NO OGM , magari da fare eseguire ad enti pubblici (eventualmente anche gli stessi) e privati! Come agli orti botanici universitari, e alla Forestale! Più alberi sui canali, non l’eradicazione degli esistenti che finirebbero come biomassa chissà dove, spacciati anche come lucroso rifiuto che non sono!

La Comunità Europea deve indagare su tutto quanto stava avvenendo, a danno di ogni cittadino europeo qui in Puglia, nel “mal affaire Xylella”, e avviare inchieste urgenti perché simili manovre oscene non si ripetano mai più, né qui, né altrove!

Il vero problema principale e precedente da risolvere è l’uso della chimica nell’olivicoltura che va risolto imponendo la conduzione dell’oliveto all’insegna delle filosofie del biologico e delle buone pratiche agricole. Ed oggi, invece, si voleva persino aggiungere chimica a chimica (quando una delle potenziali cause che può rendere un agente da endofito e innocuo a patogeno è proprio lo stress chimico!).

Il danno di immagine all’economia salentina creato da questi irresponsabili nel “mal affaire Xylella” è immenso ed inquantificabile, ma è l’ultimo dei problemi oggi, e siamo certi sarà risolto in breve tempo, ora che la stessa Natura, come sempre, dopo le copiose piogge autunnali, ha smascherato il piano di ecatombe biocida che, taluni, stavano portando avanti, progettando di fare di 10.000 ettari di Salento, e forse oltre, letteralmente “tabula rasa”! Arrivando persino a dire: “anche senza sintomi, piante da abbattere!”. Bestemmie, insomma, contro il sacro olivo ed il Salento terra di Atena dei messapi, dea dell’olivo! Un progetto inqualificabile dove ognuno ha il diritto di aggiungervi tutti gli aggettivi che ritiene più opportuno!

 

 

All’attenzione di

 

 

ASSESSORE RISORSE AGROALIMENTARI

REGIONE PUGLIA

f.nardoni@regione.puglia.it

segreteria.agricoltura@regione.puglia.it

g.bianco@regione.puglia.it

 

     DIRETTORE AREA DI COORDINAMENTO POLITICHE PER LO SVILUPPO RURALE – SERVIZIO AGRICOLTURA E

OSSERVATORIO FITOSANITARIO

REGIONE PUGLIA – BARI

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P.C.

 

MINISTRO POLITICHE AGRICOLE ROMA

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COMMISSARIO AGRICOLTURA

E SVILUPPO RURALE – U.E.

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Al Presidente della Regione Puglia

segreteria.presidente@regione.puglia.it

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Al Vicepresidente della Regione Puglia

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All’Assessore per la Qualità e Assetto del Territorio

segreteria.territorio@regione.puglia.it

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t.abbadessa@regione.puglia.it

 

All’Assessore Qualità dell’Ambiente Reg. Puglia

segreteria.ambiente@regione.puglia.it

assessore.ambiente@regione.puglia.it

l.nicastro@regione.puglia.it

l.abadessa@regione.puglia.it

 

ARPA Puglia

dg@arpa.puglia.it

g.assennato@arpa.puglia.it

 

CORPO Forestale dello Stato

coor.puglia@corpoforestale.it ,

cs.otranto@corpoforestale.it ,

cs.tricase@corpoforestale.it ,

cp.lecce@corpoforestale.it

n.masiello@corpoforestale.it ,

 

Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici

– Puglia

sbap-le@beniculturali.it

 

Al Presidente della Provincia di Lecce

presidenza@provincia.le.it

 

Difensore Civico Provincia di Lecce

sen. Giorgio De Giuseppe

difensorecivico@provincia.le.it

 

Agli organi di Informazione

 

 

———————————————————————

 

Info:

Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio e della Salute del Cittadino

rete d’azione apartitica coordinativa di associazioni, comitati e movimenti locali e non, ambientalisti, culturali e socio-assistenziali

sede c/o Tribunale Diritti del Malato – CittadinanzAttiva

c/o Ospedale di Maglie “M.Tamborino”

Via N. Ferramosca, c.a.p. 73024 Maglie (LECCE) e-mail: coordinamento.civico@libero.it , coordinamentocivico@yahoo.it

Forum Ambiente e Salute del Grande Salento, rete apartitica coordinativa di movimenti, comitati ed associazioni a difesa del territorio e della salute delle persone

Lecce, c.a.p. 73100 , Via Vico dei Fieschi – Corte Ventura, n. 2

e-mail: forum.salento@yahoo.itforum.salento@libero.it , gruppo facebook: http://www.facebook.com/groups/123107425150/ Sito web: http://forumambiente.altervista.org/

Spazi Popolari Sannicola (Lecce)

e-mail: spazipopolari@gmail.com , Sito web: http://spazipopolari.blogspot.com

 

 

 

19/11/2013 commenti (0)

LETTERA APERTA AI VARI ORGANI PER GLI OLIVI DEL SALENTO

LETTERA APERTA AI VARI ORGANI PER GLI OLIVI DEL SALENTO - Agorà News on Line

 Anche in Toscana ho visto con i miei occhi ulivi seccati dal troppo diserbante come ha anche ammesso un agricoltore locale.

           Alla cortese Att.ne: 

On Zaccagnini – Commissione agricoltura Parlamento Italiano

On. Zanoni – Parlamento UE

con preghiera di attivazione immediata per evitare  la distruzione degli Ulivi del Salento e lo spargimento di inutili pesticidi, 

revocando le autorizzazioni all’Uso dei disseccanti, inutili e distruttori della biodiversità, tossici ed inquinanti, in ambito agricolo ed extragricolo. attivandosi presso il Ministero della sanità

Spesso gli olivi stessi disseccano per eccesso di diserbante (effetto diretto)

il dossier scientifico a supporto del Bando dei disseccanti è disponibile presso il nostro studio

saluti

Prof. Giuseppe Altieri

0758947433

3474259872

—————

DOSSIER DI DENUNCIA INVIATO ieri  15 nov 2013 ALL’ ATTENZIONE DEI COMMISSARI EUROPEI alla salute e alle politiche agricole, e a tutti i Parlamentari Italiani

LETTERA APERTA D’EMERGENZA – COMUNICATO STAMPA URGENTE

 

INTEGRATIVO DELLE NOTE TECNICHE GIA’ INOLTRATE AGLI ORGANI AMMINISTRATIVI

Forum Ambiente e Salute

 

Coordinamento Civico

 

Spazi Popolari

Stop alla “Shoah speculativa degli ulivi” e all’ “Olocausto chimico del Salento e dei salentini” con loro, nel grave rischio “Mal affaire Xylella”!

Si operi ASSOLUTAMENTE nel verso della cura di tutte le piante d’olivo in tutte le aree colpite, e senza distinzioni, piante per la stragrande maggioranza ben vive ed in ripresa, e si operi nel verso del potenziamento della biodiversità e dunque forza riequilibratrice dell’ecosistema rurale naturale!

NO PERTANTO ALL’ ACCANIMENTO CONTRO LA PREZIOSA E TUTELATA FLORA SPONTANEA DEI CANALI !

 

ASSESSORE RISORSE AGROALIMENTARI

REGIONE PUGLIA

 

DIRETTORE AREA DI COORDINAMENTO POLITICHE PER LO SVILUPPO RURALE – SERVIZIO AGRICOLTURA E

OSSERVATORIO FITOSANITARIO

REGIONE PUGLIA – BARI

 

P.C.

 

MINISTRO POLITICHE AGRICOLE ROMA

 

COMMISSARIO AGRICOLTURA

E SVILUPPO RURALE – U.E.

 

Al Presidente della Regione Puglia

 

Al Vicepresidente della Regione Puglia

 

All’Assessore per la Qualità e Assetto del Territorio

 

All’Assessore Qualità dell’Ambiente Reg. Puglia

 

ARPA Puglia

 

Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici

– Puglia

 

Al Presidente della Provincia di Lecce

 

Difensore Civico Provincia di Lecce

sen. Giorgio De Giuseppe

 

Agli organi di Informazione

18/11/2013 commenti (0)

STOP ALLA SHOAH SPECULATIVA DEGLI ULIVI e all’ OLOCAUSTO CHIMICO DEL SALENTO

STOP ALLA SHOAH SPECULATIVA DEGLI ULIVI e all' OLOCAUSTO CHIMICO DEL SALENTO - Agorà News on Line

 

 

 

LETTERA APERTA D’EMERGENZA – COMUNICATO STAMPA URGENTE

 

INTEGRATIVO DELLE NOTE TECNICHE GIA’ INOLTRATE AGLI ORGANI AMMINISTRATIVI

 

Forum Ambiente e Salute

 

Coordinamento Civico

 

Spazi Popolari 

Stop alla “Shoah speculativa degli ulivi” e all’ “Olocausto chimico del Salento e dei salentini” con loro, nel grave rischio “Mal affaire Xylella”!

 

 

Si operi ASSOLUTAMENTE nel verso della cura di tutte le piante d’olivo in tutte le aree colpite, e senza distinzioni, piante per la stragrande maggioranza ben vive ed in ripresa, e si operi nel verso del potenziamento della biodiversità e dunque forza riequilibratrice dell’ecosistema rurale naturale!

NO PERTANTO ALL’ ACCANIMENTO CONTRO LA PREZIOSA E TUTELATA FLORA SPONTANEA DEI CANALI !

 

 

ASSESSORE RISORSE AGROALIMENTARI

REGIONE PUGLIA

f.nardoni@regione.puglia.it

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Stop alla “Shoah speculativa degli ulivi” e all’ “Olocausto chimico del Salento e dei salentini” con loro, nel grave rischio “Mal affaire Xylella”!

 

 

Si operi ASSOLUTAMENTE nel verso della cura di tutte le piante d’olivo in tutte le aree colpite, e senza distinzioni, piante per la stragrande maggioranza ben vive ed in ripresa, e si operi nel verso del potenziamento della biodiversità e dunque forza riequilibratrice dell’ecosistema rurale naturale!

 

NO PERTANTO ALL’ ACCANIMENTO CONTRO LA PREZIOSA E TUTELATA FLORA SPONTANEA DEI CANALI !

 

Sintomatologia dei Rami disseccati sugli ulivi

RIVEDERE CARENZE E LIMITI DELLA DELIBERA REGIONALE PER CONTRASTARE IL PROCESSO SENZA DEVASTARE IL TERRITORIO

La sintomatologia che stanno manifestando alcuni ulivi salentini con il disseccamento di alcune cime implica l’avvio di un’ indagine seria e multisettoriale volta ad approfondire gli aspetti fitopatologici, ambientali, climatici, di anamnesi storica, e quelli legati alle malsane pratiche colturali incentrate sull’ uso ormai intollerabile della chimica industriale, intollerabile soprattutto poi in un territorio carsico, come quello salentino, la cui acqua potabile viene tutta dal sottosuolo! Il tutto per giungere ad un serio quadro eziologico ad oggi nei fatti mancante e assolutamente lacunoso!

Ciò è essenziale per una corretta diagnosi e per approntare su questa una terapia incentrata sui sani principi di salubrità e rispetto dell’ identità agricola dei territori e delle tradizionali cultivar, un patrimonio salentino assolutamente ambientale e culturale da salvaguardare fatto di varietà olivicole antiche (come l’ogliarola, la cellina, ecc.).

Una terapia risolutiva che deve salvare ogni albero acciaccato con adeguati meticolosi interventi, e su quelli, la cui radice ha mostrato perfetta salute ripollonando, innestando le antiche cultivar locali sui nuovi forti virgulti che già stanno rendendo, grazie anche alle benedette e abbondanti piogge autunnali, un tripudio di verde argenteo anche negli appezzamenti che maggiormente hanno sofferto la misteriosa sintomatologia, che si è manifestata nel suo acume al termine di una stagione estiva particolarmente siccitosa e lunga termicamente, tanto da aver provocato in tante piante da frutto, nel Salento, anomale fioriture autunnali, ed indubbiamente conseguenti cali immunitari negli olivi nelle aree più secche!

Una terapia che deve essere risolutiva, e quindi complessa, e non settoriale o unidirezionale, con interventi mirati atti a permettere la cura delle piante acciaccate e in via anche di ripresa vegetativa di ripollonatura e di rigetto di nuovi germogli, un quadro questo, di grande speranza che ci giunge dal mondo agricolo e agronomico del territorio più colpito da cui veniamo quotidianamente aggiornati.

Eliminino le cause antropiche, promuovendo, nei fatti, una concezione e pratiche di agri-cultura alternative a quelle chimicizzate, che hanno alterato gli equilibri ambientali e sostituito negativamente le tradizionali pratiche di cura dei campi che erano ben più attente, con saggezza, agli equilibri naturali dell’olivo e dell’ecosistema uliveto. La delibera della Regione Puglia (n. 32023 del 29.10.2013) affronta il problema, richiamandosi alle normative europee e nazionali, e recependo quanto elaborato da alcuni istituti scientifici pugliesi circa i presunti, ad oggi, agenti responsabili del disseccamento.

Tuttavia, nella Delibera sembrano esserci delle incongruenze/contraddizioni e delle carenze rispetto ad una necessaria strategia articolata e sinergica del problema, che andrebbero chiarite, superate e integrate con ulteriori disposizioni ed interventi volti alla piena salvezza cura e tutela dell’agroforesta salentina, come di ogni albero e dell’ecosistema naturale-rurale dell’ oliveto. Nella parte iniziale della Delibera, si dichiara: “vista la nota dell’Ufficio Fitosanitario del 15 ottobre 2013, che informava il Ministero della presenza della Xylella”,-individuata da istituzioni scientifiche di Bari- il che appare in evidente contraddizione con quanto affermato, nella stessa Delibera, successivamente: “Ritenuto necessario avviare un’attività di prelievo campioni e analisi di laboratorio (…) al fine di accertare la presenza di Xylella F. sia nell’ulivo che in specie ospiti”.

E’ solo una svista, o il sintomo di un quadro fitopatologico ancora non ben definito, come da più dichiarazioni anche tra loro contraddittorie dei tecnici sembra sempre più evidente in questa vicenda?! Non si comprenderebbe, da tali contraddizioni nella delibera, se la presenza del microbo della specie Xylella fastidiosa sia stata effettivamente accertata, o non ancora, negli ulivi con segni di disseccamento! E’ poi assurdo che si voglia fare scattare un rigido e marziale “regime di quarantena” militaresco, applicato, per bocca dei tecnici, nel verso della eradicazione, non del batterio, come invita la normativa comunitaria, ma nel verso immorale, invece, dell’eradicazione degli alberi, fino a giungere a dichiarazioni deliranti e preoccupanti, rilasciate da tecnici coinvolti, e lette sui giornali e ascoltate in tv, di questo tipo: «Ulivi contagiati», parlano gli esperti «anche senza sintomi piante da abbattere»! La normativa comunitaria, di fatto, lascia agli stati membri la facoltà di intervenire anche solo nel verso del contenimento del batterio, qualora non fosse attuabile una sua totale eradicazione, ma, guarda caso, le autorità pugliesi vogliono stranamente applicarla nella sua forma più estremizzata cieca e oltranzista, ecocida e paradossale, quella dell’ estirpazione delle piante ospiti anche se ancora vive e potenzialmente in via di pieno risanamento, come anche se perfettamente sane! E non solo, l’ eradicazione viene estesa, in queste malsane intenzioni, all’ intero ecosistema ospitante l’eventuale batterio, sebbene questo non sia patologico per l’ulivo, oggi come in passato, e mai lo abbia attaccato nella sua plurimillenaria storia evolutiva! Ecosistema che, a ben vedere, per estensione è lo stesso ecosistema dei salentini e di migliaia e migliaia di persone e famiglie del Salento da millenni!

Quarantena che si vorrebbe fare scattare per il ritrovamento di un batterio la cui specie è stata classificata tra i batteri da Quarantena, sebbene, come dichiarato dai medesimi tecnici, il batterio individuato appartenga ad una sottospecie diversa da quella famigerata e patogena, e sebbene non attacchi, come ribadito dai medesimi, nulla nel Salento;Gli esperti addirittura lo dicono probabilmente molto diffuso in questo territorio, e forse endemico da tempi immemori! Salvo poi alcuni tentare di dire, che è si diffuso, ma giunto da altrove in tempi recenti! Ergo, con questa scusa potrebbero eradicare ogni essere vivente nel Salento!

E’ dunque il momento di sospenderne l’applicazione e rivederne d’urgenza la normativa europea, escludendo la quarantena per batteri di ceppi asintomatici e, dunque, non patogeni, come sarebbe per la Xylella salentina! E non lo diciamo noi, ma, che sia asintomatica, anche poi sull’ulivo, lo dicono gli stessi tecnici che l’avrebbero trovata nel Salento e che aggiungono: “Si dà il caso che le indicazioni molecolari acquisite a Bari forniscano buoni motivi per ritenere che il ceppo salentino di X. fastidiosa appartenga ad una sottospecie (o genotipo) che non infetta né la vite né gli agrumi, e che esperienze statunitensi (California) indicano come dotato di scarsa patogenicità per l’olivo.” (link:http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=1510). Dagli studi effettuati i parassiti riscontrati nelle piante con rami rinsecchiti sarebbero funghi tacheomicotici del genere Phaeoacremonium la cui specie più rappresentata è P. parasiticum collegati alla presenza di gallerie del rodilegno giallo (Zeuzera pyrina). Il microorganismo Xylella sarebbe stato riscontrato sugli ulivi, si legge nello studio, come su foglie colpite di vicini mandorli e oleandri, ma nel link sopra così, i tecnici, rassicurano « Si dà il caso che le indicazioni molecolari acquisite a Bari forniscano buoni motivi per ritenere che il ceppo salentino di X. fastidiosa appartenga ad una sottospecie (o genotipo) che non infetta né a vite né gli agrumi, e che esperienze statunitensi (California) indicano come dotato di scarsa patogenicità per l’olivo.»

Alla luce di tutto ciò risulta alquanto preoccupante che dei tecnici abbiano poi sentito la strana immotivabile necessità di ribadire invece, “con forza” quanto qui riportato: «La Xylella fastidiosa è comunque un microrganismo da quarantena la cui presenza, indipendentemente dal grado di patogenicità per l’una o l’altra coltura, rende automatica ed inevitabile l’adozione di misure urgenti di contenimento e/o eradicazione, come sancito dalla direttiva Comunitaria 2000/29»; frase questa che dà la misura di un’intransigenza e applicazione di cecità, che sarebbe assolutamente catastrofica per il Salento, specie poi se in presenza proprio di un batterio di nulla patogenicità per le culture, come dai medesimi ribadito, e diffuso ovunque!

La sensazione, che viene anche da certo mondo politico, sceso in scena, è che senza chiarire la sintomatologia degli ulivi, senza una diagnosi precisa, nascondendo o ignorando tutte le vere cause, si voglia procedere nel verso dell’applicazione dell’ “olocausto” da quarantena, emungendo a proposito immensi fondi comunitari e nazionali per stravolgere il Salento letteralmente e senza iperboli alcune! Mentre saggezza vorrebbe e consiglia, anzi obbliga a chiedere di rivedere la norma comunitaria, come sopra esposto, o ad applicarla nella sua maniera più saggia, come la medesima forse anche già permetterebbe. In sintesi: il territorio ha chiesto l’aiuto degli agromedici, questi hanno analizzato la sintomatologia, trovato delle presunte cause,Zeuzera e funghi, che potevano dare la giusta direzione della diagnosi da completare e della terapia per aiutare l’ oliveto, ma poiché, con l’ occasione, si è osservato un microbo che non è il medesimo, ma è una sottospecie imparentata con un microbo quello sì patogeno, e per questo classificato come microbo da quarantena, si vuole fare scattare lo stesso la quarantena, annientando l’ olivicoltura salentina, per salvare l’ Italia e l’ Europa dalla propagazione di un’ epidemia legata a quel batterio che, difatti, non causa alcuna epidemia deperitiva né sull’ ulivo né su altre piante! Ed alla cura chiesta, si risponde invece imponendo la devastazione piro-chimica dell’ ecosistema, delle piante di ogni tipo ed età, anche i patriarchi d’olivo, anche flora autoctona, e flora del verde pubblico e privato, interventi con lancia-fiamme, ed aerei per irrorar veleni, (tutto questo uscito dalla bocca dei tecnici e politici giunti all’ arrembaggio, che hanno anche parlato dell’uso dell’ esercito!)! Un film di fantascienza, come sganciare delle bombe atomiche per effetti paesaggistici e di contaminazione che ne conseguirebbero!

Quanto alle strategie di intervento contenute nei due allegati (parte integrante della delibera), non sembra esserci adeguata coerenza e chiarezza in alcune misure proposte. Nell’allegato 1 si dispone tra l’altro l’estirpazione delle piante nelle aree definite “zone focolaio”; provvedimento pazzesco dato che tantissime piante stanno vigorosamente ripollonando e hanno ancora rami verdissimi e nuovi germogli persino sulle chiome.

Poi si resta nel vago per la definita “zona d’insediamento”, dove si fa divieto della movimentazione, si obbliga la bruciatura delle frasche da potatura (pratica questa condivisibile), etc. Si vorrebbe anche lì procedere nella folle eradicazione, come da qualche tecnico farfugliatamente asserito?! Estirpazione sempre e comunque folle anche nelle zone definite “focolaio”, per un parassita, che si dichiara dai tecnici non essere il primo accertato responsabile!

Una “shoah” degli ulivi inammissibile! Nell’allegato 2 le misure d’intervento a breve termine impongono, invece, “le potature”, oltre il divieto di movimentazione, ma non si parla di estirpazione delle piante! Potature che devono essere sempre e comunque fatte con massimo criterio!

Tra gli interventi previsti, non si prendono in considerazione eventuali strategie di lotta biologica, che ben sappiamo, detto dai medesimi tecnici, ben si potrebbero applicare efficacemente, ma vi adducono farfugliati e assurdi divieti! E, invece, si impone (nell’allegato 1), con la ragione di limitare la propagazione del batterio tramite gli insetti vettori, la guerra chimica–insetticida, nei fatti e per conseguenze, suicida per l’uomo; indirettamente si sollecita il ricorso a erbicidi-diserbanti chimico-industriali, contro le utilissime erbe spontanee! Tutto questo è pazzesco da ogni punto di vista sanitario per l’ uomo, ecologico e morale! Viene fatto divieto di movimentazione della vegetazione, ma non delle derrate di ulive, in cui è spesso sono presenti, oltre al fogliame, ramoscelli di varie dimensioni (troncati in seguito alla raccolta con abbacchiatore)verdissimi ,ed eventualmente contaminati-contaminanti! Si aggiunga la dispersione delle fertilizzanti acque di vegetazione (residuo della molitura delle olive) nei campi e negli stessi oliveti: se vi fosse davvero un’epidemia, saremmo allora nel “disastro colposo”!

Ciò mostra palesemente come qui qualcosa, e più di qualcosa non torni! Si grida al disastro e si batte cassa all’ Europa e al Governo per milioni e milioni di euro, si chiede blasfeme deroghe alle legge regionali per tagliare alberi d’olivo vincolati e monumentali (che non devono essere assolutamente consentite!), patriarchi verdi acciaccati o rigogliosi e già in ripresa, bollati ascientificamente per spacciati e addirittura secchi, contro ogni parvenza, e si chiedono esosissimi soldi persino per le eradicazioni (più soldi europei, più eradicazioni! Pazzesco), si fanno convegni itineranti dove si diffonde terrore nei contadini e tra la gente … ma intanto tutto procede come sempre sui territori di bollata zona rossa, nessuna cartellonistica, nessun vero divieto di nulla, e da lì ormai, se contaminazione vi fosse stata, la movimentazione delle olive avrà ormai infettato la Puglia intera e non solo! Proprio quest’anno, guarda caso, entra in auge la nuova PAC (Politica Agricola Comunitaria), che riduce le integrazioni, soldi, cada ettaro d’ulivo agli agricoltori più altre modifiche(possono richiedere il contributo solo gli olivicoltori in possesso di uliveti precedenti il 1998)!

Sarebbe interessante sapere se e quanto le grandi lobby agricole rischiano di perdere mantenendo in auge, nell’agro-alimentare di qualità e non chimico-speculativo, l’oliveto salentino, la foresta d’olivi del Salento, da cui sgorga l’ oro giallo di questa terra, l’ olio d’oliva!? Le lobby che oggi son alla base della diffusione del mistificatorio terrore, e che come cura degli alberi, da “agronemici”, vogliono imporre la MORTE non solo degli alberi d’olivo, ma del loro intero ecosistema, perché non possano più tornare!

Oltre le incongruenze, o contraddizioni, nella delibera sono carenti (forse per la fretta e furia, o poca importanza ad essa data da stesori e deliberatori tanto che vi manca di connessione logica)le misure che la Regione avrebbe dovuto adottare già dalle prime ore delle settimane ormai trascorse, mentre i suoi politici hanno speso il più del tempo per chiedere fondi europei e nazionali, ingentissimi, spaventare e lasciare sole le genti, e distruggere l’immagine dell’olio salentino nel mondo, ormai inesportabile nei fatti. Finirà invenduto forse come biomassa nelle centrali a biomassa liquida! Il punto è che tutto questo è stato fatto non per la cura dell’olivo, ma per la sua eradicazione, e con lui di tutto ciò che vuol dire Salento per i salentini e per il mondo!

L’unico saggio intervento consigliato,è quello delle potature (allegato 2), da effettuare con massima competenza agronomica per una rapida ripresa degli alberi acciaccati, solo in tal modo, esse, apporteranno positivi effetti, senza esser gravide di contraccolpi negativi, se effettuate con misura e rispetto per le piante e non per il solo desiderio di fare lucrosa biomassa da ardere, magari nelle speculative e nocive centrali a biomasse solide, legnose, il cui spettro incombe forte su questo “mal affaire Xylella”! E’ per questo che si dice che la legna una volta secca si potrà tranquillamente portare fuori dai campi!? Si adduce che il batterio muore se la legna è secca; ma quando è davvero interamente secca? Dopo quanto tempo? Dopo averla tenuta come?! Non è un batterio sporigeno è stato detto, ecco perché muore nel legno secco! Tutto stranamente con questa Xylella sembra coincidere nel verso di un quadro torbido, se vi fosse bisogno di aggiungere ombre all’ immagine del deserto che si dice espressamente di volere realizzare lì dove oggi è il verde vivo oliveto di Puglia, ricco di potenzialmente alta biodiversità da fare tornare, non da cancellare anche in potenza, e non solo in atto!

Così allo stesso modo incombe su tutto lo spettro delle multinazionali che vorrebbero, con questa scusa, cavalcata come diabolico cavallo di Troia, imporre varietà e sementi brevettate, da coltivare con ingente velenifera chimica industriale, e spacciate quali “resistenti” alla Xylella, che di fatto non starebbe ferendo i nostri ulivi ed altre colture, egemonizzando così e cancellando l’economia e la tradizione culturale e agricola del Salento, anche a vantaggio di altre regione olivicole del mondo, che oggi vedevano nel Salento uno dei principali concorrenti in ascesa per l’olio d’oliva di potenziale ed effettiva alta qualità! La Xylella morirebe nel legno secco, ma poi ecco che in taluni convegni si dice che invece in quei terreni vi sopravviverà per decenni, da qui la scusa per spiegare che le “nuove prospettive” implicano nuove colture resistenti alla Xylella! Menzogne su menzogne, scienza calpestata, distorta e strumentalizzata in quelli che ormai son stati definiti i “convegni del terrore” che si tengono sull’argomento nei paesi salentini, con una precisa regia politica e tecnica!

Così più che negativo, esecrabile e criminale, in una terra già affetta da tanta malsana chimica e inquinamento, è il ricorso, proposto addirittura “massiccio” a insetticidi e erbicidi; prodotti dell’industria chimica, questi, legati agli interessi delle multinazionali che, devastano ulteriormente l’equilibrio ambientale, la cui alterazione è certamente responsabile o corresponsabile della sintomatologia del disseccamento di alcuni rami dei nostri olivi. Ed un politico regionale ha detto in tv: «stiamo pensando di usare degli aeri per le irrorazioni!», poi ipotesi abbandonate, o nascoste, poi riprese, in un regime di disdicevole confusione.

Peraltro, le potature trovano una legittimazione anche in quanto asserito pubblicamente dai “tecnici”: la Xylella si propagherebbe all’interno della pianta con una velocità media di ca. 20 cm al mese, partendo generalmente dalle fronde terminali. Quindi la potatura potrebbe essere un intervento fondamentale per bloccare la propagazione del batterio all’intera pianta, se fosse quello il problema! Interventi di potatura effettuati da oltre un anno in piante colpite da tale sintomatologia, in zone oggi bollate come “rosse” e di “focolaio”, hanno prodotto una nuova vegetazione del tutto sana; analogamente per querce e agrumi, negli ultimi anni, colpiti da altre patologie, nel Salento sono stati frettolosomante espiantati su suggerimenti di strani “tecnici” da attenzionare, quelli potati e/o trattati sono in invece in gran parte sopravvissuti, grazie a veri agronomi che ne hanno suggerito interventi volti alla cura!

La sintomatologia in atto non può essere trasformata in macabra occasione per stravolgere ulteriormente il territorio. Vanno smentite e contraddette le voci in circolazione su congrui indennizzi per l’espianto. La Regione deve esplicitare che l’obiettivo perseguito è eradicare le cause della sintomatologia, ma non le piante: altrimenti sarebbe un’ecatombe storico-ambientale, indecente, criminale e senza alcuna possibile e sostenibile scusante.

Quindi va subito deliberato il mantenimento dell’attuale destinazione urbanistica e dei vincoli connessi per le zone coinvolte dal fenomeno del disseccamento, nonché l’obbligo del successivo reimpianto di medesime cultivar, nel caso, eccezionale, di morte totale della pianta, radice inclusa e non ripollonante (verificabile non prima almeno di alcuni anni di apparente e complessivo disseccamento). Laddove ripolloni, si deve procedere all’innesto delle nostre cultivarstoriche.

La Regione non può limitarsi alla recezione passiva di quanto imposto dalla normativa europea-statale, nell’eventualità della presenza acclarata di Xylella f.; soprattutto per la prospettiva dell’espianto delle piante bollate come infette: l’art. 35 del d.l. 214 del 2005 afferma che “gli ispettori fitosanitari prescrivono tutte le misure ritenute necessarie, compresa l’estirpazione” Misure quindi non imposte, ma motivatamente e responsabilmente assunte! Si tratterebbe, se fosse attuato quanto dai tecnici ad oggi mostruosamente prospettato, l’eradicazione di alberi ancora vivi, e un deserto piro-chimico avvelenato al posto dell’odierno paesaggio salentino con morte e cancellazione del vivente di ogni specie dei 5 regni, di “disastro colposo” gravissimo e senza possibilità di misura!

Peraltro, non assolutamente è accertata una grave fitopatogenicità della Xylella per l’ulivo (cfr.http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=1510), anche perché esso finora non è/era mai stato colpito da tale batterio!

Ogni epidemia comporta che numerosi soggetti infettati sopravvivano alla stessa, sviluppando o rivelando adeguate difese immunitarie. Occorre quindi incentivare, ancor più esplicitamente, interventi nell’ambito delle filosofie dell’agricoltura biologica, in grado di ravvivare, “la forza autoguaritrice della natura” (Ippocrate) cioè le risorse vitali della pianta (coltivazione, potature, concimature organiche, irrigazione, eventuali arature). Si aggiunga la proverbiale forza e resistenza dell’ulivo, e di tutte le piante della macchia mediterranea, oleandri inclusi!

E’ necessario, inoltre, che la Regione imponga la verifica preventiva della eventuale endemicità della X. nel bacino del Mediterraneo, poiché la sua presenza è stata accertata in Kosovo e in Francia, forse anche in Egitto e Turchia. Quindi va analizzata la tipologia di Xylella presente nel Salento e il suo grado di innocuità per le varie colture al fine di una corretta modifica delle normative europee vigenti in merito alle quarantene che non possono essere fatte scattare in un clima di così gravi lacune tecnico-scientifiche e di scarsa trasparenza come stava per avvenire nel caso salentino, con lo scandalo dell’ “affaire Xylella” sul quale oramai si interroga perplessa e disgustata l’intera Europa, che ama il Salento e le sue tipicità gastronomiche e paesaggistiche!

Studi questi che al momento, invece, i regimi di quarantena impedirebbero negativamente! Un paradosso catastrofico che non deve e non può succedere ora in Italia, e tanto più con il sacro ulivo nella terra di Atena-Minerva, dea dell’olivo, che è il Salento, nella Puglia che si fregia di quell’albero identitario come suo emblema ! Non dimentichiamo poi che stiamo anche parlando di ulivi monumentali e uliveti pluri-secolari iper-protetti che nessuno ha il diritto di cancellare, per nessun motivo al mondo, cavalcando un’emergenza già ad oggi troppo irresponsabilmente strumentalizzata e mistificata!

Gli ulivi, dalla storia secolare, sono sopravvissuti probabilmente a varie infezioni; essi rappresentano la natura, la storia, l’identità della Puglia. Per essi non si può prevedere l’espianto, con la stessa logica e drasticità riservata a un campo di mais o di colza o ad un allevamento di polli: anche perché poi si parla sempre e comunque di patologie che non presentano rischi di contagio per gli umani, i rischi invece verrebbero, cosa folle, dalla “terapia finale” piro-chimica da alcuni tecnici proposta e da taluni politici, persino, colpevolmente avallata. Già diverse migliaia di ulivi sono stati condannati a morte da devastanti e inutili progetti di superstrade, lottizzazioni, impianti speculativi di fotovoltaici industriali a terra, cave, ipermercati ridondanti e in piena area rurale, zone industriali, megavillaggi turistici, gasdotti, discariche, ecc… ed oggi si rischia persino campi da golf, deserti verdi pro-speculazione del cemento da fermare assolutamente! Tutte ombre di speculazione a Consumo del Suolo che ora gravano pesantemente intorno al “mal affaire Xylella”!

Quindi si opti soltanto lungo la via maestra e virtuosa fatta dai seguenti interventi: immediata saggia potatura degli ulivi con taglio delle cime secche e loro bruciatura o compostaggio in loco; interventi di lotta biologica mirata; potenziamento della biodiversità erbosa, delle macchie ripariali lungo i canali e margini dei campi con rimboschimenti con piante autoctone, presenze già iper-tutelate, come corridoi ecologici che assicurano l’habitat degli insettivori da favorire secondo i principi della lotta biologica. Tutti ecosistemi questi preziosissimi che nel mal affaire Xylella si vorrebbero far cancellare dai vastissimi territori che si stanno prendendo in considerazione; l’ordine di grandezza della follia parla dell’espressa volontà di permettere l’eradicazione di migliaia e migliaia di ettari di agroforesta degli ulivi salentini, per un numero di alberi dell’ordine delle centinaia di migliaia, ulivi, mandorli, oleandri, querce, etc., etc., etc., un’ Armageddon biblico, un crimine ecocida da tribunale internazionale. Una prevaricazione, e soppressione delle libertà che si aggiunge alla devastazione-contamininazione persino del verde urbano, privato e stradale! Forse delle ditte di pesticidi e diserbanti hanno i serbatoi pieni, verrebbe da pensare,in realtà la logica è molto semplice:più ne vengono sversati più i nostri suoli s’impoveriscono di sostanza organica e più si ricorre all’acquisto di altri prodotti,ed inoltre anche la natura acquisisce resistenza per cui l’aggressività degli attacchi, da parte di microrganismi e parassiti, aumenta in maniera esponenziale.Senza scordare che tale l’irrorazione di tali prodotti nella nostra aria,si diffonde sui suoli e nelle acque di falda del Salento! Quel Salento che da alcuni mesi sta dicendo proprio: BASTA ALLA CHIMICA VELENIFERA ED INDUSTRIALE IN AGRICOLTURA!

Sperimentare eventuali ulteriori strategie o metodi di cura e rinvigorimento delle piante anziché ricorrere ad olocaustiche immorali soluzioni irreversibili, di espianto o di chimicizzazione ambientale, sempre e comunque da evitare e da reputare assolutamente azioni criminali da genocidio.

Gli uliveti con le loro radici son garanzie contro il dissesto idrogeologico, e per il bene del micro-clima e della qualità dell’aria nel Salento: eradicar anche un solo ulivo ancoro vivo è un’incommensurabile criminosa dannosa follia, un crimine punito con la condanna capitale nell’antica Grecia! Eradicar uliveti interi cosa sarebbe dunque!? Atto esecrabile da “dannatio memoriae”!

La situazione implica serietà e responsabilità, non terrorismo mediatico, come ad oggi fatto irresponsabilmente da tecnici e politici con danno gravissimo all’immagine di una terra, inquantificabile in termini di perdite economiche!

Par sempre più che da circa 3 anni molti contadini ed esperti avevano notato il fenomeno del disseccamento di alcuni rami segnalandolo agli agronomi ed a chi di competenza; perché sono trascorsi, tre anni senza che si conoscessero interventi (se ci sono stati) di istituti ed istituzioni responsabili?! La conoscenza di un progresso di uno stato fitopatologico anomalo dell’olivo salentino sulla costa ionica,viene ora negata, ora no, dai tecnici apparsi sulla scena! Un ritardo d’intervento in ogni caso inspiegabile, che non deve legittimare, in questo momento, misure estreme e possibili manovre speculative, fraudolente e truffaldine.

Chiediamo, oltre alla specifica coltivazione del batterio con singole inoculazioni in condizioni di laboratorio affinché si risalga al ceppo di appartenenza della specie isolata,indagini biologiche e chimico-fisiche per comprendere le cause di quanto avvenuto agli ulivi, e capire se poter escludere cause dolose dirette od indirette, o comunque di tipo antropico, prima di cercare cause più prettamente naturali.

Urge trasparenza sugli studi, ad oggi mancante del tutto, ed il coinvolgimento di più esperti e università indipendenti italiane non mancanti certo di adeguate professionalità, e non il ricorso a ricercatori di Università estere notoriamente finanziate da multinazionali degli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) le quali, ovunque nel mondo si sia verificato il problema (?), hanno impiantato con la scusa-cavallo di Troia colture resistenti brevettate ad hoc (progetto Allelyx, anagramma di “xylella” scritta al contrario!), e dei pesticidi, diserbanti e quant’altro; come ad oggi sta sgradevolmente avvenendo proprio per l’ affaire Xylella nel Salento!

In guerra non si lasciano i soldati feriti sul campo a morire, ma si portano nell’ospedale da campo subito e si curano, l’esatto contrario di quanto vorrebbero ad oggi fare i tecnici-falso medici intervenuti per i nostri ulivi acciaccati: ucciderli! E questo, persino, per quelli sanissimi e senza alcun manifesto sintomo di secco o malanno!

ASSOLUTAMENTE A TUTTO QUESTO SCENARIO PAZZESCO DA ARMAGEDDON OGNI SALENTINO DEVE DIRE “NO”! I COMUNI SALENTINI, A PARTIRE DA QUELLI PIU’ DENIGRATI E ATTACCATI DA QUESTA DERIVA DEVASTATORIA, DEVONO DELIBERARE PER FERMARE QUESTA DISCESA SUICIDA NELLA FOLLIA!

L’ oliveto è il Salento, è la foresta millenaria di Puglia e non si tocca, ma va curata a tutti i costi e con ogni sano mezzo e preservata nelle sue cultivar storiche e avite!

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Info:  

Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio e  della Salute del Cittadino 

rete d’azione apartitica coordinativa  di associazioni, comitati e movimenti locali e non, ambientalisti, culturali e socio-assistenziali 

sede c/o Tribunale Diritti del Malato – CittadinanzAttiva

c/o Ospedale di Maglie “M.Tamborino”

Via N. Ferramosca, c.a.p. 73024  Maglie (LECCE) e-mail: coordinamento.civico@libero.it ,coordinamentocivico@yahoo.it

Forum Ambiente e Salute del Grande Salento, rete apartitica coordinativa di movimenti, comitati ed associazioni a difesa del territorio e della salute delle persone

Lecce, c.a.p. 73100 , Via Vico dei Fieschi – Corte Ventura, n. 2

e-mail: forum.salento@yahoo.it, forum.salento@libero.it , gruppo facebook:http://www.facebook.com/groups/123107425150/ Sito web:  http://forumambiente.altervista.org/

Spazi Popolari , Sannicola (Lecce)

e-mail: spazipopolari@gmail.com , Sito web: http://spazipopolari.blogspot.com

 

 

     

18/11/2013 commenti (0)

AGIP-ENI A MARGHERA NON HA NULLA DI ECOLOGICO

AGIP-ENI  A MARGHERA NON HA NULLA DI ECOLOGICO - Agorà News on Line

Dobbiamo assolutamente firmare per scarcerare i manifestanti contro la distruzione delle foreste in Sierra Leone . Se non riuscite ad aprire “ Firma adesso”,  andate sul sito www.salviamolaforesta.org.

Inoltre inviate al governo ( L’ENI è in parte statale) la lettera in calce che ho trovato cliccando “Firma adesso.” Più lettere riceve, più pressione facciamo.grazie

Amalia navoni

Da: amalia.navoni [mailto:amalia.navoni@fastwebnet.it] 
Inviato: mercoledì 13 novembre 2013 13:15
A: ‘letta_e@camera.it‘; ‘segreteriadelportavoce@governo.it‘; ‘ufficio_stampa@governo.it‘; ‘ucm@palazzochigi.it‘; ‘segrgen@governo.it‘; ‘info@urp.it‘;‘urp.funpub@funzionepubblica.it
Oggetto: costruzione raffineria biodiesel di Agip-ENI

On presidente del consiglio

abbiamo saputo che Agip – Eni sta costruendo una raffineria di biodiesel a Marghera (Ve). La materia prima da raffinare sarebbe l’olio di palma importato da Indonesia e Malesia.

Per implementare monocolture di palma da olio si distruggono le foreste tropicali del sud – est asiatico, che sono anche l’habitat degli ultimi oranghi. La raffineria che ha una capacità di 500.000 tonnellate di olio di palma all’anno, avrà bisogno di una superficie per la coltivazione di 180.000 ettari di palma da olio provenienti da quello che prima era foresta. Circa 1.200 oranghi così perdono la loro dimora e per questo muoiono.

La costruzione della raffineria di biodiesel dell’Agip – Eni a Marghera non ha nulla di ecologico, ne’ di responsabile e per questo deve essere arrestata immediatamente.

Faccio appello alla vostra sensibilità, in attesa di una risposta porgo

Distinti Saluti

Per il Coordinamento Nord Sud del Mondo

Amalia Navoni

PESTICIDI – DOLO E FALSIFICAZIONI

PESTICIDI - DOLO E FALSIFICAZIONI - Agorà News on Line

Gentilissimi,
Vi allego questo mio articolo pubblicato a suo tempo dall’Associazione COLIBRI, aderente all’OLIB (Org. Internazionale Lotta Biologica) e diffuso al Convegno del marzo 1996 tenutosi a Bologna, Camera di Commercio, dal titolo “Agricoltura Biologica ed integrata”: Disciplinari e Normative.
Convegno cui parteciparono funzionari e rappresentanti di tutte le Regioni Italiane, al cospetto dei maggiori cattedratici universitari ed esperti nazionali ed internazionali di agricoltura biologica e integrata che hanno definito le linee guida per il corretto recepimento giuridico dell’importantissima e costosissima programmazione agroambientale Europea, Obbligatoria nell’ambieto dei PSR Regionali.
Nel dicembre del 1996 con Decisione Ce del 30/12/96, all. 1, le norme internazionali OILB diventarono le linee guida ufficiali per la redazione dei disciplinari di agricoltura integrata con cui definire le norme agroambientali dei PSR regionali, in realtà disattesi da tutte le regioni, le quali hanno redatto per lo più semplici elenchi di pesticidi ammessi in quantità molto superiori al normale uso in agricoltura convenzionale (con presunta riduzione di inputs, ampiamente censurata dalla Corte dei Conti nel 2000 e nel 2005 (Rel 3/2005 sulla spesa agroambientale e rel. 7/2011 sullo stesso argomento della Corte dei Conti UE) e dalle statistiche ufficiali che già nel 2000 dimostravano un incremento dlle quantità e dei fatturati dei mezzi chimici di sintesi in agricoltura… fatturato oggi addirittura raddoppiato grazie all’introduzione nei disciplinari anche di disseccanti, con deroghe al’uso di prodotti chimici, senza alcun obbligo e priorità per i mezzi di difesa biologica, come prevedono le norme OILB.
Numerose sono state le iniziative e i ricorsi ed esposti (Corte dei Conti dell’Umbria, Procuratore MAssimiliano Minerva, nel 2000, Ricorso al TAr Toscana (2009), TAR Marche, ecc
Servizi di RAI  3 Report (“Ipocrisia di Stato”, di Sabrina Giannini, 2002 e “Come Bio Comanda”, della stessa autrice, sempre nel 2002) e Ambiente Italia (Giugno del 2000, servizio su agricoltura biologica e Parchi, di Lorenzo Gigli). Servizi acquisiti agli atti dal Proc. Massimiliano Minerva della Corte dei Conti.
IL sottoscritto ha tenuto anche un’Audizione Parlamentare sul tema ai tempi del Ministero Pecoraro Scanio ed ha interessato con numerose lettere e diffide la Commissione UE per le approvazioni non conformi delle misure agroambientali delle regioni, nonostante le esplicite richieste della corte dei Conti UE. Commissione che ah continuato ad approvare le misure agroambientali regionali di presunte riduzioni di inputs (vedasi lo scandalo delle riduzioni di pesticidi recentemente approvate con Pagameto di 1000 € /ha per il Tabacco in Umbria Toscana e altre Regioni, senza nessun benefico ambientale (mentre il Tabacco Billogico percepisce solo 600 € /ha… a fronte di un calo di resa del 30% (circa 3.000 € /ha a prezzi corrent sulla cv. Brighti)
E’ chiara pertanto l’intenzionalità (dolo) dei rappresentanti delle istituzioni, nel “falsificare” i disciplinari di agricoltura integrata, non rendendo prioritari, ovvero obbligatori, i trattamenti con mezzi tecnici Biologici, regolarmente registrati al commercio e pertanto sottoposti a prove di effettiva efficacia,
 i cui maggiori costi nelle intenzioni del Legislatore europeo, potevano giustificare un pagamento agroambientale corrispondente, non giustificabile invece da una semplice (e solo presunta) riduzione d’uso di mezzi chimici di sintesi ammessi… che potrebbe comportare eventualmente solo un risparmio dei costi per le aziende agricole, evitando trattamenti chimici inutili.
In realtà, come detto, tali fondi sono serviti agli agricoltori per acquistare sempre più pesticidi…
..con conseguenza drammatiche per la salute del popolo italiano, come risulta dalle statistiche ufficiali (OMS, Eurostat, ecc) e per la spesa sanitaria nazionale.
Dopo un breve periodo iniziale in cui con il sostegno all’agricoltura biologica, le aziende che già rifiutavano di usare la chimica o che risiedevano in zone marginali dove la chimica non è necessaria,  si iscrissero in Biologico, praticamente dal 2000 il numero di produttori biologici e le superfici certificate sono pressochè stabili con addirittura un calo negli ultimi anni, contravvenendo agli obiettivi agroambientali dei regolamenti comunitari e nazionali ed, anzi, ottenendo un risultato addirittura negativo
E’ necessario a mio parere anche un immediato ricorso alla Corte dei Conti, Procura generale e Procure Regionali, affinchè vengano recuperati i fondi distratti verso la falsa agricoltura integrata o presunte riduzioini di inputs chimici  per destinarli alla riconversione biologica dei terreni
Allego inoltre un articolo dell’Ist oncologico Ramazzini di Bologna sui Pesticidi, con appello alla comunità europea per il divieto dei prodotti pericolosi per la salute Umana ed interferenti endocrini.
cordiali saluti
Prof. Giuseppe Altieri
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Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo
Studio AGERNOVA – Servizi Avanzati per l’Agroecologia e la Ricerca
Loc. Viepri Centro 15, 06056 Massa Martana (PG)
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P. IVA 02322010543

PROGRAMMA AGROAMBIENTALE (Reg. CEE 2078/92)

UN’OCCASIONE DA NON PERDERE

 

Giuseppe Altieri

Agroecologo, Studio AGERNOVA

Vicepresidente associazione COLIBRI’

(Gennaio 1994)

 

Il regolamento 2078 rappresenta oggi lo strumento più evoluto della “Politica Agroambien-tale” europea. Esso ha di fatto rivoluzionato gli obiettivi della PAC incentivando i sistemi che concilino il lavoro, la protezione dell’ambiente e del territorio, la qualità dei prodotti, la biodiversità, i lavori culturali e paesaggistici dell’Agricoltura.

Le eccedenze e la crisi dei mercati agricoli, lo scadimento del valore nutrizionale e organolettico dei prodotti agroalimentari, la consapevolezza dei consumatori che richiedono cibi esenti da residui chimici pericolosi per la salute, il livello di guardia raggiunto un po’ ovunque dai pesticidi, diserbanti, nitrati, sono i fattori che hanno reso l’ “Agricoltura Biologica” e la “Produzione Integrata” delle realtà economiche, decretando la fine dell’epoca delle titubanze o delle “mediazioni”, basate queste ultime su generici ed ambigui concetti di qualità, tipicità, denominazione d’origine… di per sé insufficienti se non sostenuti da adeguati disciplinari di produzione e controlli sulla sanità dei prodotti agroalimentari.

Ma il Reg. 2078 non può essere considerato un risultato acquisito, bensì un’occasione da non perdere, nella consapevolezza che l’ulteriore e definitivo successo della “Agricoltura Biologica” e della “Produzione Integrata” dipenderanno da come gli operatori del settore (Enti pubblici, Produttori e loro Assicurazioni, Tecnici e Distributori) sapranno utilizzare nei prossimi anni le opportunità offerte dal nuovo quadro normativo. Ciò significa che l’Agricoltura Biologica e la Produzione Integrata, cioè i nuovi modelli economici a bassi inputs per la gestione dell’ambiente rurale, fondati rispettivamente sulla “compatibilità” e sulla “sostenibilità” ecologica, vanno intesi come “Proposte Scientifiche”, che non si rivolgono cioè, a nicchie elitarie di agricoltori e consumatori illuminati e privilegiati, bensì a tutta l’agricoltura, in quanto “convenienti”. Perché se è vero che quando l’Economia contrasta con l’Ecologia essa non è più tale, deve essere pur vero che l’Ecologia non economica non è più ecologica.

Per questo l’associazione COLIBRI’ ha deciso di intraprendere iniziative di sostegno tecnico-scientifico all’elaborazione delle misure attuative del Reg. 2078/92 da parte delle Regioni.

Attualmente, seppur alcune con notevoli ritardi, la maggior parte delle Regioni ha ultimato il recepimento del 2078, ma con diverse “Filosofie di interpretazione” del regolamento UE.

Ci si riferisce in particolare ai contributi previsti dalle misure A1 (per la SENSIBILE RIDUZIONE DEI CONCIMI CHIMICI E DEI FITOFARMACI), A2 (MANTENIMENTO DELLE RIDUZIUONI EFFETTUATE), A3 (per l’INTRODUZIONE E MANTENIMENTO DELL’AGRI-COLTURA BIOLOGICA) ed alla misura H (in particolare per le attività DIMOSTRATIVE e di FORMAZIONE PROFESSIONALE nel settore).

Il presente lavoro è frutto di una riflessione su informazioni ed esperienze pervenute un po’ da tutta Italia, un primo passo per avviare la discussione, un contributo di proposte adattabili alle particolari realtà territoriali, per il lavoro delle commissioni tecniche Regionali.

Alla critica a posteriori sugli eventuali errori si è preferito portare un contributo propositivo attraverso un GRUPPO DI LAVORO NAZIONALE realizzato dal Colibrì a Bologna in cui rappresentanti delle diverse Regioni, Agricoltori e Tecnici si sono soffermati sullo stato di attuazione del 2078, valutando difficoltà e prospettive e, soprattutto, arrivando ad un’idea comune sulla “PRODUZIONE INTEGRATA”, i relativi Disciplinari ed i sistemi di controllo e certificazione, come è avvenuto da tempo per l’agricoltura biologica. Il problema del ritardo di avviamento del 2078/92 in Italia è ben poca cosa se si pensa ai benefici che possono

scaturire se gli agricoltori ed i consumatori saranno messi in condizione di usufruire delle opportunità previste per i prossimi anni, attraverso una corretta applicazione.

Oggi è quanto mai necessario proporsi come promotori di una nuova produttività, non più scissa dalle esigenze di tutela dell’ambiente e della salute umana.

Dobbiamo recuperare e valorizzare la “Cultura della Qualità” dove “buono” e “sano” riacquistano insieme l ‘antico sapore: uno slogan per l’alimentazione del futuro.

Tutti sappiamo che il mercato non perdona chi arriva tardi, ma soprattutto premia i primi e più lungimiranti, in particolare se hanno dalla loro parte una “vocazionalità” intesa come ambiente climatico e pedologico, patrimonio genetico, “biodiversità”, tipicità e tradizione agricola tra le più civili e colte.

Mai come oggi la natura è stata dipendente dalla Cultura ed è necessario agire con la massima serietà e competenza.

Dal Colibrì, l’auspicio di un proficuo lavoro.

03/11/2013 commenti (0)

BIOLOGICO O CERTIFICATO? TUTTE E DUE, SE POSSIBILE, GRAZIE

BIOLOGICO O CERTIFICATO? TUTTE E DUE, SE POSSIBILE, GRAZIE - Agorà News on Line

Dalla Certificazione di processo a quella di prodotto, in assenza di residui chimici, ogm, radioattività e xenobiotici in generale
di Giuseppe Altieri
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Abbiamo recentemente assistito a una contestazione sulla marmellata di mirtilli della Rigoni di Asiago, per presenza di livelli di Cesio in Giappone, paese con limiti 10 volte ridotti di tolleranza radioattiva negli aimenti.
Ma tutti i prodotti alimentari possono essere contaminati da radiazioni, che siano biologici o non biologici.
E’ chiaro che i prodotti biologici dovrebbero essere senza pesticidi o altri inquinantii… radioattività inclusa.
L’attacco a Rigoni sa tanto di sabotaggio verso una ditta molto seria che lavora solo con prodotti biologici da anni, ad esempio il miele il cui produttore è scrupolosissimo nel portare gli alveari in montagne boschi e aziende biologiche..
..ma può capitare qualche contaminazione di fondo ambientale imprevista, per cui anche al ditta farebbe bene a tutelarsi… in che modo?
Non si dovrebbe innanzitutto certificare un prodotto bio se contiene radionuclidi, per cui stiamo molto attenti alle zone da cui prendiamo le materie prime.
Inoltre, nel commento alla risposta della Rigoni apparso in internet c’è un’inesattezza laddove si dice che il prodotto Biologico è in assenza di pesticidi.
Purtroppo anche negli alimenti biologici sono stati inseriti limiti di residui di pesticidi, seppur minori rispetto al convenzionale, che qualche allegro ente di Controllo e Certificazione, in un incontro con la commissione europea (il ccpb, ndr quello che controlla la Coop italia) ha chiesto addirittura di alzare di 10 volte… spostando una virgola… per presunte contaminazioni inevitabili da derive di pesticidi…
Ma… il diritto degli agricoltori biologici è di non essere contaminati da pesticidi usati dai vicini !!!
E lo stabiliscono, oltre alle norme Costituzionali, anche le nuove direttive europee e i recepimenti in materia di pesticidi…
…per cui i vicini agricoltori che ancora si ostinano a suicidarsi e suicidarci con la chimica, devono mantenersi almeno all’interno dei propri terreni,
evitando ogni forma di derive di pesticidi, pena sanzioni civili e penali… parliamo di almeno 150 metri, con il vento anche 300 metri se le particelle degli irroratori chimici sono micronizzate… gli studi effettuati lo dimostrano.
Allora… perchè chiedere dei  limiti di pesticidi anche nel biologico?
Perchè accettare contaminazioni da OGM, anche nel biologico… tanto più senza etichette?
non vorrei che qualche furbo, manipolando le dichiarazioni di produzione delle aziende biologiche, o i certificati di importazione (vedasi scandalo Gatto con gli Stivali) ci faccia mangiare per biologici gli scarti del convenzionale ..
o prodotti mischiati…
Per cui bisogna ribadire l’assoluta necessità di assenza di pesticidi, OGM e altri contaminanti in un prodotto alimentare che si voglia dichiarare biologico, altrimenti rimane biologica la produzione (a i fini di accesso ai Pagamenti Agroambientali europei), ovvero il Processo, ma non il prodotto.
Il consumatore biologico ha diritto, pagando molto di più, all’assenza di residui chimici e radioattivi, ogm, ormoni e altre porcherie spesso presenti negli alimenti convenzionali e, seppur in quantità ridottissime, talvolta anche in quelli biologici.
Inoltre, sono d’accordo con la risposta sul punto 5 come scritto di sotto (nel p.s.), allargandolo però a tutti gli inquinanti Xenobiotici (estranei alla natura), a partire dai pesticidi e diossine, metalli pesanti, ecc.
in modo da avere sempre i contaminanti dosati in tutti gli alimenti che esistono sul mercato…
affinchè il consumatore possa almeno scegliere, ai sensi del Codice Civile dei Consumatori e Utenti
A quel punto possiamo anche dire che un prodotto è derivato da agricoltura biologica riportando il livello di residui chimici derivanti da inqunamenti di fondo ambientali o da derive dei vicini…
.. per arrivare pian piano al “Biologico” vero.
E’ chiaro che il prodotto a residuo zero dovrà avere il marchio biologico (certificazione di prodotto), mentre gli altri riporteranno solo la dicitura “da Agricoltura Biologica” (certifcazione di processo)
Per la cronaca, questa proposta la feci 20 anni fa quando si definì il primo regolamento Ce sul Biologico (2092/91)…
Abbiamo inquinato il mondo in maniera devastante e incommensurabile,
oggi dobbiamo pagarne le conseguenze, almeno sui livelli di controllo ed attenzione
per la tutela dei consumatori che potranno scegliere alimenti puliti, invogliando così gli agricoltori a smettere di usare Agrotossici per la sopravvivenza dei nostri figl.
Pesticidi oggi assolutamente inutili in quanto abbiamo tutte le tecniche biologiche disponibili a produrre cibo in quantità e qualità sufficiente a sfamare due volte il Pianeta: con l’Agroecologia.
Altrimenti, cancro, sensibilità chimiche multiple e altre malattie degenerative epigenetiche ci stermineranno tutti !!!
O almeno la maggior parte
Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo
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ps (dal commento internet alle risposte della Rigoni di Asiago)

5) ETICHETTA. Alla luce del fallout generale a cui è stato sottoposto il nostro pianeta e dei vari fallout (noti o secretati) a cui è costantemente sottoposto, sarebbe opportuno che l’etichetta di un prodotto alimentare indicasse l’assenza o la presenza di contaminanti radioattivi e, in caso affermativo, che se ne indicassero le percentuali (seppure ricomprese nei limiti di norma): non solo per soddisfare il requisito di trasparenza e della corretta informazione verso il consumatore, ma per permetterne una scelta consapevole, alla luce dell’effetto e del calcolo del cumulo fra i vari alimenti che compongono la dieta individuale.

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Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo
Docente Ordinario di Fitopatologia, Entomologia, Agricoltura Biologica, Agroecologia – Ist. Agrario Tod
Studio AGERNOVA – Servizi Avanzati per l’Agroecologia e la Ricerca
ACCADEMIA MEDITERRANEA PER L’AGROECOLOGIA E LA VITA (AMA la Vita)
Loc. Viepri Centro 15, 06056 Massa Martana (PG)
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01/11/2013 commenti (0)

IL MONDO: UNA CAMERA A GAS MILITARE

IL MONDO: UNA CAMERA A GAS MILITARE - Agorà News on Line

Un incubo quotidiano: senz’aria pulita ci si ammala e si muore. Si sopravvive nel peggiore dei mondi possibili, grigio e incolore. E a poco serve il sempre più pallido sole se poi la moltitudine di popoli annaspa nel buio. Nessuno parla con il cuore, nessuno più sorride, se non gli ignari bambini.

 

Gran parte degli adulti pur sapendo ha scelto l’indifferenza, la codardia o il tradimento dei propri simili. E’ in atto un avvelenamento di massa: impossibile negare l’evidenza. Montagne di prove inequivocabili sono state rese di dominio pubblico in ogni continente. Il fenomeno è sotto gli occhi di chi vuole vedere al di là delle menzogne ufficiali, propinate anche dalle ultime ruote del carro.

 

Scie chimiche: il termine è stato coniato dalle Forze Armate degli Stati Uniti d’America. Basta leggere un qualsiasi manuale operativo a partire dagli anni ’60, per afferrare il pericolo. Il paravento è il controllo del clima. Ma chi lo ha fatto impazzire? Semplice: gli esperimenti nucleari di Usa, Urss, Gran Bretagna e Francia. In materia esiste una letteratura ponderosa sugli effetti deleteri provocati a danno di Gaia e degli esseri umani.
L’aerosolterapia bellica va in onda ogni giorno o quasi a bassa quota. Si tratta di autentici reticolati nel cielo che offuscano la mente e intossicano il respiro. Le scie di condensa (contrails) sono ben altra cosa come ben sanno gli “esperti” al soldo del potere.

 

 

SCIE CHIMICHE: ITALIA 2013

 

Il meccanismo “logico” adottato da chi tenta di manipolare la realtà è disarmante. Poiché striature e velature chimiche, imbottite di alluminio, bario, polimeri artificiali ed altro, sono ben presenti nell’atmosfera sempre più satura, si mette in giro la voce che è roba innocua, che c’è sempre stata all’orizzonte. Inverosimile, no?

 

A parte la documentazione ufficiale, gli atti del Congresso Usa e dell’Unione europea, la convenzione internazionale di messa al bando di questi esperimenti (Enmod),  i programmi militari del Pentagono e dell’US Air Force, nonché le copiose pubblicazioni della Nasa e di numerose università anglo-americane, sono state pubblicate molte ricerche sugli effetti dannosi alla salute umana e delle piante, facilmente reperibili su internet.

 

Il miglior modo per nascondere un segreto di vasta portata è metterlo sotto il naso della massa distratta. Prendete il caso dell’Italia, con governicchi telecomandati dallo zio Sam per 70 anni e passa. Chi detiene il controllo per conto terzi non ha neanche risposto alle interrogazioni parlamentari, e quando in qualche rara occasione (il ministro La Russa) ha propinato soltanto menzogne. Basta solo un pò d’attenzione per smascherare queste controfigure. Bisogna tener conto che per un programma di annichilimenti simile del genere umano, è in atto una totale connivenza del potere militare (a sua volta controllato dalle multinazionali degli armamenti). Nello Stivale questo ruolo è ricoperto dall’Aeronautica militare che ha già sul groppone l’omertà impunita con cui ha seppellito la verità sulla strage di Ustica. Infatti, questi dannati velivoli che seminano veleni atterrano e decollano anche da aeroporti del Belpaese.

 

 

SCIE CHIMICHE: ITALIA 2013

 

Le sostanze tossiche che i velivoli “alleati” disseminano costantemente nell’aria aggrediscono la vita. Sarà uno sterminio? Sicuramente, tenendo conto di quanto è stato pianificato dietro le quinte da chi detiene realmente il potere e controlla anche gli Stati e le multinazionali del crimine legalizzato.

 

La rassegnazione si combatte con lucido pensiero e azione personale. Non esistono eroi e paladini che si battono mentre tutti gli altri vegetano come se niente fosse. Ogni umano è chiamato a fare la sua parte. Si pensa di non poter far nulla, e così di diventa sempre più complici del più banale dei crimini: l’indifferenza.

 

Il vero pericolo è la rinuncia alla speranza, la perversa idea che i giochi di potere siano irreversibili e che il Mondo è già spacciato, e che non si può far più nulla.

Il campo della nostra mente è stato ristretto opportunamente, di pari passo all’abolizione della nostra già striminzita libertà.

 

La reazione all’orrore in atto, peggiore di un genocidio, è la presa di coscienza e la rivolta popolare. Il vero potere teme un’esplosione sociale più di una deflagrazione nucleare.

 

SU LA TESTA!

 BY GIANNI LANNES

28/10/2013 commenti (0)

NAZIONI UNITE: Rapporto 2013 dell’UNCTAD: Gli OGM Non Sono La Soluzione

NAZIONI UNITE: Rapporto 2013 dell'UNCTAD: Gli OGM Non Sono La Soluzione - Agorà News on Line

NAZIONI UNITE: Rapporto 2013 dell’UNCTAD: Gli OGM Non Sono La Soluzione sostenibile (scaricate il il PDF)

 

ACCADEMIA MEDITERRANEA PER L’Agroecologica E LA VITA (AMA LA VITA) – RETE ZEROGM 

“L” inviolabilità della Memoria Genetica di Tutti Gli Organismi Viventi (DNA), regolata da Leggi FISICHE perfette, sancita Dalla Dichiarazione Universale dei DIRITTI dell’Uomo, per il RISPETTO della Vita” (Michele Trimarchi, Candidato Premio Nobel per la Pace, 1986)

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NAZIONI UNITE: Rapporto 2013 dell’UNCTAD: Gli OGM Non Sono La Soluzione sostenibile 

 

Il rapporto 2013 dell’UNCTAD (Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo) su Commercio e Ambiente presentazione un’analisi delle SFIDE E DELLE Proposte ritenute Più strategiche Programmi per la Soluzione di PROBLEMI Complessi e interrelati, Quali Povertà, fama, iniquità sociale e di Genere , nonche cambiamenti climatici e sostenibilità Ambientale. E il titolo, “svegliarsi prima che sia troppo tardi”, suona Come un vero e Proprio Grido d’Allarme
Più di 60 Esperti Mondiali Sono Concordi Nel sostenere il Che lo Sviluppo Agricolo SIA Giunto al limite e il Che SIA Necessario ONU Cambiamento rapido e significativo degli Attuali Sistemi di Produzione Agricola Che Hanno caratterizzato la cosiddetta “Rivoluzione Verde”, Basata su monocolture Fortemente Dipendenti Dagli ingresso Chimici esterni. L’eccessiva specializzazione di poche materie prime, lo Sviluppo dei biocombustibili e la corsa all’accaparramento delle terre (land grabbing) sta aggravando, inoltre, la Crisi Ambientale ed Agricola, esacerbando le CONDIZIONI dei paesi del Sud del Mondo. Le Soglie di Contaminazione del Suolo e Dell’Acqua Sono gia stato superate, la Biodiversità e A Rischio E La Crisi E Ormai Evidente Sotto Molto Aspetti: tra il 2011 e il Primo Semestre del 2013 i Prezzi delle Materie prime alimentari Sono staticamente di circa l 80% Più alti RISPETTO una Quelli Registrati per il Periodo 2003-2008; negligenza ULTIMI Anni 40 l’uso dei fertilizzanti E Aumentato di 8 Volte, MENTRE I Tassi di Crescita della Produttività Agricola Sono diminuiti dal 2% all’1% annuo. Nel Documento SI si ribadisce inoltre il Che Gli OGM (Organismi Geneticamente MODIFICA) non costituiscono Una Soluzione Tecnologica sostenibile e, di Fatto, rendono Più difficile l’Innovazione dal basso, la Conservazione in situ e l’acces ai semi.
Secondo l’UNCTAD, il Nuovo Paradigma di Sviluppo dovra prevedere l’adozione di Sistemi di Produzione “rigenerativi” e di tipo olistico, all’interno dei CL l’agricoltore Possa Diventare, da mero Produttore, il direttore di ONU Sistema agro-ecologico Capece di FORNIRE UN Insieme di Servizi eco-sistemici, in termini di Difesa del Suolo e della Biodiversità, di Energia, Acqua e benefi Culturali e ricreativi. Si Tratta di Una Trasformazione Profonda, il Che riguarderà non solo i paesi in Via di Sviluppo ma also Quelli industrializzati, e il Che prevede Una Migliore Comprensione della multifunzionalità dell’Agricoltura, del Suo RUOLO Chiave per lo Sviluppo Rurale, la scarsità delle Risorse e le SFIDE climatiche.

 

(Scaricate il il PDF)

http://unctad.org/en/PublicationsLibrary/ditcted2012d3_en.pdf

 

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Ogm. Osservatore Romano: “Nessun sì dal Vaticano” (Ansa)

Da Parte del Vaticano non C’E Stato Nessun sì Agli OGM in agricoltura, e Tanto Menone alla patata transgenica Amflora, la cui Coltivazione E Stata Ieri Autorizzata Dalla Commissione Europea. Lo sottolinea l’Osservatore Romano, Parlando delle Reazioni, ‘per lo Più di Segno Negativo’, alla decisione dell’Ue e prendendo Nettamente le distanze da alcune Interpretazioni di stampa. ‘Tra le diverse Prese di Posizione – Scrive il quotidiano della Santa Sede – alcuni supporti Hanno creduto di Leggere also ONU ipotetico pronunciamento favorevole da altera parte del Vaticano. Che Non C’e Stato ‘. ‘Si E Parlato – prosegue – di ONU esplicito’ si ‘all’uso di Organismi Geneticamente MODIFICA in agricoltura, confondendo Ancora Una Volta commenti e Punti di Vista di singoli ecclesiastici con dichiarazioni’ uff iciali ‘attribuibili alla di Santa Sede o alla Chiesa’. ‘Caritas in veritate’ Secondo l’Osservatore Romano, il Che cita un racconto Proposito l’enciclica, Nella Missione della Chiesa rientra ‘la severa Denuncia dello scandalo della Fame nel Mondo’, il Che Oggi ‘non dipende Tanto da scarsita’ Materiale, Quanto piuttosto da scarsità di Risorse Sociali, la piu ‘Importante delle CL E di natura Istituzionale’. ‘ E non E Un caso – conclude – il Che Proprio Nel 2009, anno in cui Nei Paesi in Via di Sviluppo le coltivazioni ogm Sono cresciute del 13 per Cento (Contro Una supporti Mondiale del 7) raggiungendo quasi La Meta dell’intera Superficie del pianeta coltivata con Piante transgeniche, Gli affamati nel Mondo abbiano superato per la prima Volta contingente ONU miliardo ‘ . (Ansa).

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Studio  AGERNOVA – Servizi Avanzati per l’Agroecologia e la Ricerca

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Email :  agernova@libero.it

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Ogm: Esperti divisi su Via Libera Commissione Ue una patata Amflora in Italia / Adnkronos

Milano, 3 marzo – (Adnkronos) –

Gli Esperti del Settore Sono divisi sul via libera della Commissione EUROPEA alla Coltivazione della patata Amflora Geneticamente Modificata in Italia. Se qualcuno teme il Che Gli ogm costituiscano ONU tomba Rischio per la salute dei Cittadini e chiede di vietare also le Importazioni di Questi, Prodotti Nel Nostro Paese, c’e ‘ANCHE CHI Parla di ONU passo positivo, il Che puo’ portare indiscutibili Vantaggi.Giuseppe Altieri, docente di agricoltura biologica, entomologia e fitopatologia all’Istituto Agrario di Todi (Pg) e agroecologo di Studio AGERNOVA, SI schiera Decisamente Contro Gli ogm:  “siamo sicuri Che Facciano maschile, ma solo nel Tempo sapremo in Modo Che Facciano maschile “ , ha Detto all’ADNKRONOS. Secondo Altieri, ” il Ministro Zaia DEVE vietare le Importazioni e la semina di ogm e lo puo ‘andata con Una clausula di salvaguardia a tutela del Consumatore:. ABBIAMO Una Sentenza di ONU trubunale il Che SI Basa Su Una raccomandazione non vincolante Adesso la palla e ‘Nelle mani del Ministro Zaia “, ha Detto.Citando “t ante Ricerche scientifiche Che dimostrano la pericolosita ‘degli ogm “e la Loro responsabilita’ Nella Creazione di” Alterazioni al Metabolismo Umano e animale e nell’inquinamento irreversibile del Territorio “ , L’Esperto sottolinea la necessita ‘di  osare Forza e Sostegno al Ministro dell’Agricoltura, delle Nazioni Unite Sostegno Che DEVE Venire “also da Parte del Mondo Cattolico, perche ‘si sa, la Politica e’ sottoposta Pressioni Alle delle multinazionali “. Altieri Sostiene il Che Gli Unici a trarre benefi Dagli Ogm Siano I Grandi Produttori Che, “essendo Grandi possono accontentarsi di guadagni piu ‘bassi e Fanno CHIUDERE le Aziende piu’ piccole” . Insomma, conclude L’Esperto, ” noi vogliamo Combattere Gli ogm con l’arma del Diritto: this e ‘un’economia della Morte e noi dobbiamo Switch to all’economia della vita “. 

“.  Che Siano in ballo Questioni di INTERESSE, per Altieri e ‘Fuori da OGNI Dubbio: “Le multinazionali Basano la Loro propaganda sull’esatto opposto della verita’: e ‘Un Gioco di Commercio per molto fallire I Nostri Agricoltori. Per salvarci la salute-aggiunge – non possiamo Andare una tariffa La Spesa in Un supermercato, bisogna rivolgersi ai Gruppi D’Acquisto, ai Gruppi Solidali “.  (Bin / Ct / Adnkronos) –

OGM (Divulgazione scientifica)

Sul sito del MIPAAF, http://www.agricolturaitalianaonline, Trova Nel Dibattito “OGM cui prodest” Le RELAZIONI dei referenti della Nostra Accademia Internazioanle per l’Agroecologia e la Vita, il Prof. Michele Trimarchi, Candidato Nobel per la Pace 1986, Pietro Perrino della Banca del germoplasma di Bari del CNR e Enrico Lucconi Direttore Asseme, Ass. Sementieri Mediterranei.

DOPO la Diretta RAI Ambiente Italia di febbraio al Convegno Internazionale Scientifico “Puglia Libera da OGM”, Da Noi Organizzato Insieme all’Associazione SUM e al Comune di Lecce, in cui tenni Una intervista Televisiva in diretta, il Ministro Zaia, attuò il decreto di Divieto di cotivazione degli OGM, Il Giorno DOPO la nota Ufficiale dell’Osservatore Romano Contro Gli OGM.

Di Seguito

– Un mio articolo di sintesi delle RELAZIONI ai convegni Contro i Pesticidi e Gli OGM di Questi, ULTIMI Anni.

Girate puro Agli Interessati

Cari saluti

Prof. Giuseppe Altieri

 

 

25/10/2013 commenti (0)

IL “CODICE ECOLOGICO” PERFETTO Fermiamo gli OGM con le armi dei Diritti Inviol

IL "CODICE ECOLOGICO" PERFETTO   Fermiamo gli OGM con le armi dei Diritti Inviol - Agorà News on Line

IL “CODICE ECOLOGICO” PERFETTO
 

Fermiamo gli OGM con le armi dei Diritti Inviolabili
 

di Giuseppe Altieri, Agroecologo
IL PRESTITO DEI NOSTRI FIGLI, LA NATURA CHE VOGLIAMO SALVARE DAGLI OGM
In riferimento alle recenti cronache di attualità in materia di OGM, giova ricordare innanzitutto che l’Unione Eurppea non ha mai autorizzato nessun OGM per mezzo del voto a maggioranza qualificata del Consiglio dei Ministri UE, ovvero l’organo preposto alle decisioni in materia, il quale non si è mai esposto direttamente, conscio dei pericoli, da tempo accertati, di danni alla salute e alla biodiversità, dovuti agli organismi transgenici    (OGM). 
Dobbiamo solo scoprire “come ci faranno male” e non “se” ci faranno male gli OGM. E non certo sottoponendoci a modo di “cavie umane”, come sta accadendo negli Stati Uniti e, seppur in modo subdolo, anche in Europa, da qualche anno, con le cosiddette “tolleranze” di OGM, accettate negli alimenti, senza obblighi di etichettatura. 
Così come è chiara l’irreversibile contaminazione dell’ambiente e dell’agricoltura da parte degli OGM, definita come inevitabile dalla stessa DIR 2001/18/CE in materia, a seguito del rilascio nell’ambiente ed a causa del Trasferimento Genico Orizzontale (TGO) di particelle di DNA transgenico non digerito, che si diffondono attraverso le catene alimentari e i microrganismi. Con rischi imprevedibili ed incommensurabili, per l’uomo, e tutta la biodiversità planetaria.
E’ per tali motivi che, prima di introdurre OGM in Italia addirittura nelle coltivazioni, vedrete che verranno sottoposti ad una Moratoria Nazionale ed Internazionale, possibilmente europea, applicando il principio di precauzione e i criteri di Biosicurezza, ovvero la tolleranza zero nelle sementi e negli alimenti, per evitare rischi per la salute e l’ambiente. La corretta informazione dei consumatori, è un diritto sancito da una sentenza della Corte di Giustizia UE. Diritto oggi negato dalle soglie cosiddette di (in)”tolleranza” senza etichettatura (9 grammi per ogni chilogrammo di componente alimentare), che è necessario impugnare nelle sedi competenti, in quanto illegittime.
E’, per gli stessi motivi, obbligatorio sottoporre tutta la materia a referendum consultivo, prima di decidere eventuali immissioni di OGM nell’ambiente. Le norme in tal senso sono chiarissime (Dir. 2001/18/CE). Laddove immissione nell’ambiente significa anche importazione di alimenti e prodotti OGM e derivati, che oggi contaminano i mangimi e numerose derrate alimentari.
L’EFSA, l’ente che dovrebbe garantire la sicurezza alimentare, basa oggi i suoi Pareri “scientifici” (?!) (ben inteso, non vincolanti) solo sui dati forniti dalla Monsanto o dalle altre ditte produttrici di OGM, proprietarie dei brevetti… come chiedere all’oste se il vino è buono.
Per l’Insicurezza alimentare dei cittadini europei? O per la sicurezza… che il cibo ci faccia male?
Il regolamento dell’EFSA dovrà pertanto, come richiesto dal Parlamento UE, essere revisionato con l’inserimento obbligatorio dei pareri scientifici indipendenti.
Sui pericoli accertati per la salute degli OGM, leggiamo il libro di Arpad Pusztat: La sicurezza degli OGM – Edilibri MIlano. E, in attesa delle confutazioni scientifiche alle ricerche citate nel testo, è necessario vietare ogni importazione di OGM in Italia e, se possibile, in Europa.
Quella sulla “coesistenza”, una contraddizione in termini, dal momento che non ci sarebbe più agricoltura libera da OGM in caso di rilascio ambientale di coltivazioni transgeniche, è anch’essa solo una “raccomandazione” della Commissione, pertanto non vincolante, come citato espressamente anche nella sentenza del Consiglio di Stato, che intenderebbe, secondo qualcuno, autorizzare la semina di OGM in Italia. Si può “raccomandare” forse un posto di lavoro, non certo di inquinare irreversibilmente il territorio agricolo di una nazione, facendola rinunciare alla propria agricoltura e biodiversità tradizionale e alla sicurezza e sovranità alimentare.
Mi pare che l’autorizzazione alla semina del Mais Mon 810, in questione, sia scaduta; e ad oggi non rinnovata, come afferma il Ministro Zaia. Germania e Francia hanno fatto un brusco dietrofront in tal senso, sugli OGM, di fronte all’evidenza dei pericoli per la salute e l’ambiente accertati dalle ricerche indipendenti pubblicate in questi anni.
E In ogni caso non è certo un tribunale l’organo preposto all’Autorizzazione alla semina di OGM in Italia, così come in Europa, ne tantomeno l’EFSA.
Barroso è stato chiaro qualche giorno fa… sugli OGM in  Europa vige la politica di “Ponzio Pilato”… ed ognuno fa quello che vuole, applicando la Clausola di Salvaguardia Nazionale, in caso di accertati rischi e pericoli per la salute e l’ambiente, con conseguenti divieti di coltivazione ed importazione di OGM.  
E’ bene rammentare che nessun stato membro europeo, con l’adesione all’Unione ha rinunciato ai propri diritti inviolabili alla salute e all’ambiente integro, Costituzionalmente tutelati dalle singole nazioni, potendo in ogni caso applicare in tali materie delle norme più restrittive e garantiste, rispetto alle indicazioni Comunitarie. Le quali, purtuttavia, dovrebbero riferirsi all’applicazione rigorosa del “Principio di Precauzione”, ovvero dell’esclusione di ogni rischio per la salute e l’ambiente su ogni nuova tecnologia proposta per il commercio.
Principio giuridico troppo spesso scavalcato da procedure troppo permissive, non solo in materia di OGM, ma anche, ad esempio, di Pesticidi, senza tenere conto del criterio di “comparazione”, ovvero dell’inutilità di tali tecnologie, facilmente sostituibili con quelle Ecologiche.
L’Agricoltura Biologica è oggi sostenuta con oltre 200 miliardi di € dalla Comunità Europea attraverso i Piani di Sviluppo Rurale delle regioni 2007-2013, con pagamenti agroambientali obbligatori e prioritari, atti a compensare i minori redditi e maggiori costi per gli agricoltori, più un 20%, per il beneficio sociale complessivo che ne deriva (100% a fondo perduto ed esentasse). L’Agroecologia degli agricoltori tradizionali e moderni è oggi sufficiente a sfamare due volte l’intero pianeta. Soprattutto se teniamo conto che l’Agricoltura Industriale delle Multinazionali oggi alimenta circa 10 miliardi di Bovini equivalenti, animali che mangiano almeno quanto 20 miliardi di persone…
…mentre 1 miliardo di esseri umani sono denutriti o muoiono di fame, per mancanza di denaro per acquistare il cibo.
200.000 contadini indiani si sono suicidati per il fallimento delle coltivazioni industriali di Cotone OGM, avendo perso la terra per pagare i debiti !!!
Gran parte degli agricoltori  e soprattutto allevatori europei è indebitata con le banche, che obbligano a produrre per ripianare i debiti; ma il raccolto con compensa i costi… e i debiti aumentano, finchè la banca non vende la terra dei contadini per rientrare sui debiti. In Italia 800.000 agricoltori hanno chiuso la loro attività negli ultimi 10 anni e gli agricoltori rappresentano ormai meno del 3% della popolazione. I fondi europei per l’agricoltura biologica potrebbero risolvere la situazione riducendo al spesa sociale per le malattie degenerative, che oggi supera l’80% dei bilanci regionali.
Questi finanziamenti sarebbero sufficienti a riconvertire in biologico gran parte dell’Agricoltura Europea. In Italia, con la riforma medio termine della PAC, abbiamo circa 20 miliardi di € disponibili. 
Ma, ormai da almeno quindici anni, dall’avvio delle misure agroambientali europee nel 1992, divenute obbligatorie  e prioritarie nel 2000, le Regioni scoraggiano le adesioni degli agricoltori alla produzione Biologica, riducendo in maniera arbitraria i relativi Pagamenti agroambientali ed inserendo misure concorrenziali non conformi, come l’Agricoltura Integrata. Che secondo le norme dovrebbe prevedere la “sostituzione prioritaria dei pesticidi chimici di sintesi”, mentre in realtà oggi rappresenta un semplice elenco di pesticidi chimici ammessi in quantità molto superiore al normale uso in agricoltura convenzionale. Tale distrazione di fondi è in contrasto con gli obiettivi comunitari che prevedono il potenziamento dell’Agricoltura Biologica, in particolare nelle aree intensive e per le colture ortofrutticole,, dove  forte è  l’uso della chimica ed è necessario aumentare i Pagamenti agroambientali  per compensare gli impegni degli agricoltori biologici. Il risultato di tale politica regionale distorta è che, mentre in nord Europa l’impiego di Pesticidi chimici è stato drasticamente ridotto già dalla fine degli anni 90, in Italia le vendite di Pesticidi di sintesi e le loro quantità di impiego sulle superfici coltivate convenzionali sono continuate ad aumentare. Per tali motivi gli agricoltori dell’Umbria, Marche, Toscana e Campania sono ricorsi ai tribunali amministrativi con vertenze attualmente in corso e decisive per il futuro dell’agricoltura Italiana biologica e tradizionale
Le grandi Bugie sugli OGM: Non è falso quello che dicono le multinazionali sugli OGM… è vero l’esatto contrario 
Consiglio di guardare il servizio di Report (Rai 3) del 1998: “Il Gene Sfigurato” di Carlo Pizzati… nel quale, a detta del dirigente Novartis intervistato con le spighe di Mais (pannocchie) OGM in mano, piene di larve di piralide “vive e vegete”… gli ogm nemmeno funzionano, “…in quanto la Piralide del Mais si sposta tutta sulla granella nella spiga, dal momento che la tossina BT pesticida si esprime solo nelle parti verdi delle piante transgeniche (OGM)”… Pertanto, i danni da piralide sugli OGM, aumenteranno o al massimo rimarranno uguali. Con conseguente rischio di maggior sviluppo di micotossine negli OGM, le quali, come dimostrato ampiamente, dipendono soprattutto dalla mancanza di rotazione delle coltivazioni (monocolture di MAIS, che andrebbero semplicemente vietate), dal fatto che si usa raccogliere il Mais in autunno, spesso troppo tardi, con forte umidità e grandissimo spreco di energia per essiccarlo artificialmente. Ma, soprattutto, le micotossine famose si sviluppano nei lunghi stoccaggi (spesso di anni) di merci provenienti dai silos Americani e Canadesi, Argentini o Brasiliani e durante i trasporti nelle stive delle navi (spesso ammuffite) per lunghi periodi… …ovviamente di Mais e Soia OGM…
Inoltre, in Italia, la cosiddetta Piralide del Mais arreca danni molto limitati, che non superano mai le cosiddette soglie economiche di Intervento e, pertanto, nessuno spreca soldi per trattare il Mais con insetticidi chimici. Nel caso servisse, si può impiegare con maggior successo proprio il Bacillus Thuringiensis, irrorandolo sulle piante e sulle spighe (pannocchie) al momento opportuno, ovvero quando schiudono le uova, in modo da uccidere le piccole larve di Piralide prima che facciano danni, con un metodo biologico e biodegradabile in pochi giorni. Le coltivazioni di MAIS OGM, invece, rischiano di innescare la resistenza degli insetti dannosi nei confronti della tossina BT, prodotta massicciamente dalle piante transgeniche, la quale inquina il terreno per anni, come dimostrato dalle ricerche del MIPAAF. Con seri rischi di aumento futuro dei danni degli insetti resistenti al BT, dichiarati anche dalle stesse ditte produttrici di OGM. Pertanto, potremmo perdere anche un prezioso insetticida microbiologico naturale, che ogni paese oggi si può auto-produrre a basso costo, senza necessità di pagare brevetti. Dopo aver inquinato i terreni di tossine BT e di DNA transgenico che si diffonderebbe attraverso il Trasferimento genico Orizzontale, attraverso i microrganismi e le catene alimentari, l’acqua, ecc.
La conseguenza drammatica sarebbe un futuro impiego massiccio di Pesticidi chimici sempre più potenti.
Senza tener conto che il miglior metodo, molto efficace ed economico, di controllo biologico della Piralide è rappresentato dalla diffusione preventiva di Insetti utili, parassiti delle uova della Piralide stessa, efficaci al 100%, come dimostrano numerose ricerche ed applicazioni su larga scala (es. in Cina), per cui le larve di piralide nemmeno nascono…  E dalle uova deposte dalle farfalline spuntano degli insetti utili che se ne nutrono.  
La Natura, come volevasi dimostrare, ci fornisce tutte le soluzioni… basta applicarle. Senza sprecar soldi per macchine costose e carburanti per i trattamenti con pesticidi chimici, per la cui produzione si impiega inoltre moltissimo petrolio.
Insomma, gli OGM rappresentano un vero fallimento premeditato per gli agricoltori… con rischio di perdita della sovranità alimentare delle Nazioni… da cui deriva solo miseria e FAME.
Si pensi, inoltre, al fatto che molte erbe infestanti sono ormai resistenti al Raundup, l’erbicida chimico che viene irrorato in modo massiccio sulle coltivazioni OGM, assorbendosi nei semi delle piante OGM (di soia e di mais, cotone, colza, ecc.) “resistenti ai disseccanti chimici totali”, che vengono mangiati dagli uomini e dagli animali. Con conseguente accumulo nell’ambiente e nelle acque. Un’avvelenamento di massa, che si bio-accumula nelle catene alimentari e nelle carni degli animali alimentati con OGM. Lo dimostra il fatto che la soglia di cosiddetta soglia di “tolleranza” dei residui del disseccante chimico negli alimenti è stata notevolmente aumentata con l’entrata in commercio degli OGM. Un prodotto chimico pericolosissimo, pubblicizzato come biodegradabile, invece tossico e mortale per le cellule, responabile secondo una ricerca svedese, dell’epidemia    di linfomi non Hodgkin (un tumore del sangue) e di mortalità delle cellule della placenta. La Monsanto ha recentemente ricevuto una multa pesantissima per pubblicità ingannevole e pericolosa.
Ce dell’altro e in abbondanza da dire contro gli OGM.
Soprattutto va citato il Trasferimento Genico Orizzontale del DNA transgenico inserito negli OGM, molto instabile e reattivo, in quanto estraneo alla specie vivente, il quale, si diffonde nell’ambiente e lungo le catene alimentari, passando dai microrganismi alle acque, al sangue e negli apparati digerenti. Hanno trovato DNA transgenico non digerito nei feti dei topi… cosa succederà ai poveri animali d’allevamento, che per loro “sfortuna” vengono macellati giovani… e soprattutto agli esseri umani che se ne nutrono (carni, latte, uova, formaggi, ecc)… oggi sempre più “macellati dal Cancro”?
Si ricorda che i cosiddetti geni (pezzi di DNA manipolato), non sono microchips, e quando si modifica il normale funzionamento del DNA , inserendo pezzi estranei, nessuno potrà mai prevedere quello che succederà all’interno dell’OGM, con rischi incommensurabili per la salute e l’ambiente.
E modificazioni nel tempo all’interno del DNA, a causa della naturale instabilità dell’OGM, dichiarate dalla stessa Monsanto, ad esempio per la soia.
A proposito: come è stato possibile brevettare ciò che non è stabile ne esattamente riproducibile, come una manipolazione genetica? Non sarà il caso di ricorrere alla Corte di Giustizia?
 
Il “Codice ecologico perfetto”
Insomma, mi sembra che il futuro transgenico sia tutt’altro che roseo… forse è meglio scendere dal treno prima che si schianti.
Non c’è scienza nelle tecnologie rozze di manipolazione del DNA. La vera scienza sta nello studio ed utilizzo della Biodiversità naturale, determinata dal proprio DNA, “codice ecologico” evolutosi in maniera perfetta nei miliardi di anni di vita sul pianeta Terra. “Una memoria genetica regolata da leggi fisiche perfette, inviolabile per il semplice rispetto della vita e dei diritti umani”, come ci ricorda il Prof. Michele trimarchi, candidato Premio Nobel per la Pace nel 1986.
E’ necessaria pertanto una Moratoria Nazionale ed Internazionale sulla produzione e rilascio ambientale di OGM, orientando la Scienza, che nel terzo millennio deve appllicare il paradigma di “Conoscenza ed utilizzazione ecologica della natura”.
Puntando in casa nostra al Made in Italy da mettere all’asta internazionale del mangiar bene, biologico, 100% ogm free, tradizionale a partire dalla sua biodiversità.
Quello che chiede il mercato…
…il libero mercato, (che oggi praticamente non esiste se non nel rapporto diretto dal produttore al consumatore)
Dove siamo vincenti… per “natura”.
La Natura che vogliamo salvare.
Una tradizione ricevuta in eredità dai Padri, ma soprattutto… in prestito dai nostri Figli.

Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo
(pubblicato da www.ariannaeditrice.it)
———————
ACCADEMIA MEDITERRANEA PER L’AGROECOLOGICA E LA VITA (A.M.A. LA VITA) – RETE ZEROGM
“L’’inviolabilità della Memoria Genetica di tutti gli Organismi Viventi (DNA), regolata da Leggi fisiche perfette, sancita dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, per il rispetto della Vita”  (Michele Trimarchi, Candidato Premio Nobel per la Pace, 1986)

 

 

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